Molti lo aspettavano con impazienza questo quarto album intitolato “Four”, forse per esorcizzare il precedente e bruttissimo Intimacy, forse riponendo (invano, ndr) speranze verso una band che, diciamolo chiaramente, nei tre episodi precedenti aveva entusiasmato solamente all’esordio. Il risultato è ovviamente un tonfo, ma andiamo per gradi.
Kele Okereke lo sapeva. Sapeva che il barile era vuoto, mentre la convinzione di produrre comunque qualcosa si faceva spazio tra le sinapsi. Ed è stato proprio in quel momento che ha deciso di montare un puzzle, di corsa, come lo farebbe uno che stesse per perdere il tram.
È estate ancora non per molto, ma credo che comunque nessuno vorrà sacrificare il denaro destinato a gelati e birette in favore di questo disco.