Audio: Il suono è sorprendente, un po’ per merito della location scelta, e un po’ anche perché il supporto tecnologico è davvero all’altezza. Mettiamoci anche e soprattutto la voce di Thom Yorke, che è in grado di saltare e giocare sulle melodie, come sul rap elettronico, per finire a muri sonori proto punk. La band lo supporta e lo dondola senza mai sovrastarlo. Un gruppo costruito nella storia della musica inglese e lanciato in una dimensione davvero aliena.
Momento Migliore: Credo che Idioteque sia davvero l’essenza della modernità creativa. Pezzo superbo dal punto di vista delle parole e della melodia. Ha un climax che lo avvolge, cattura, lascia e riprende. Strepitosa l’interpretazione che ne da Thom Yorke. Questa canzone gli calza come un vestito su misura, e lui ogni volta lo riporta a nuova vita.
Pubblico: Oltre il colpo d’occhio numerico, cui non siamo abituati nella Capitale, colpisce l’emozione con cui si assiste al concerto. Nessun isterismo particolare, si rimane ipnotizzati. E l’effetto è lo stesso tanto per i molti ragazzi venuti dal Sud Italia, quanto per chi, come il sottoscritto aveva 20 anni quando uscì Ok Computer. Allora pensai che i Radiohead avevano raggiunto l’Everest della loro creatività musicale. Mi sbagliai, e tanti ragazzi li stanno ancora scoprendo.
Conclusioni: I Radiohead sono una sorta di Caronte nel panorama musicale mondiale. Stanno portando la musica verso altre forme di sperimentazione. Ma la cosa che li rende davvero unici è la capacità di raggiungere traguardi artistici senza rimanere qualcosa di incompiuto. E se con tutto il mondo che ci cade addosso ogni giorno, i messaggi consumistici, la velocità della comunicazione, i Radiohead su un palco, riescono ancora ad ammaliare tanti adolescenti significa che siamo di fronte ad artisti con molte cose da dire. E Thom Yorke è davvero un mix tra Rossini e Basquiat, classico e pop mischiati in una forma non definita, che prende vita solo nella sua testa, in modo meraviglioso.
Foto di Daniele Bianchi