Audio: L’acustica è in genere assolutamente buona, ma in concerti come quelli di ieri tale aspetto è ancora più qualificante. Robben Ford è un bluesman dallo stile molto pulito, tra l’altro, sempre molto attento al fatto che gli strumenti non si sovrappongano mai. Assolutamente da segnalare le interpretazione dei classici traditional, che esaltano l’essenzialità della parte ritmica .
Setlist: La centralità della session è tutta dedicata all’ultimo album di Robben Ford, dal titolo Bringing it back home. Robben Ford sembra avere ritrovato l’ispirazione di qualche anno fa. Pezzi come Birds Nest Bound, On That Morning e Most Likely You Go Your Way confermano una vena ritrovata, grazie anche ad un ritorno al blues nella sua essenzialità, senza fronzoli o eccessive costruzioni strumentali. Il passare degli anni ha regalato al buon Fors anche una maggiore profondità nella voce, che in alcuni tratti sembra somigliare a quella di John Hammd.
Momento migliore: Sicuramente la cover di Catfish Blues di Robert Petway, portata alla celebrità da Jimi Hendrix. Suono pulito e profondo, forse meno appassionato del chitarrista di Seattle, ma esecuzione impeccabile.
Pubblico: Al concerto hanno partecipato davvero persone di età diverse, e sorprendente è stata la partecipazione femminile. In prima fila tanti giovanissimi che hanno ammirato lo stile di Ford con sguardo davvero maniacale, come se cercassero di rubare qualcosa tra le magiche dita del bluesman di Woodlake.
Conclusioni: Robben Ford è una delle massime espressioni del blues moderno. Eppure nel suo repertorio emergono ancora con chiarezza le esperienze nella band del padre Charles, lo studio del blues di Charles Musslewhite e le venature jazz e fusione che ogni tanto ancora emergono, eredità dei concerti tenuti con Miles Davis nella tournèe del 1986. A volte un po’ di anima di più porterebbe all’eccellenza ciò che è già è una piacevole poesia di suoni.