I Nesseria
I Nesseria hanno anche una componente melodica da non sottovalutare, capace di creare atmosfere malsane e mitigare le altre corse verso il massacro. Anche quando il drumming si fa ossessivo, enfatizzato dalle disumane urla di Julien, le trame delle chitarre in sottofondo sono più articolate di quanto si possa percepire con un rapido ascolto. Gli attimi di sconforto di “Leurs Historie” si aggrappano ad una tradizione Svedese ben più Black Metal (Shining, Marduk), seppur la sezione ritmica sia perfettamente iscrivibile al canovaccio post-core; soprattutto per l’uso delle rullate e degli accenti sui piatti, in contrapposizione al tipico e metallico blast-beat.
Meravigliosamente spaventose sono le costruzioni di “Ceux Qui Restent“, dove il mondo sembra sgretolarsi sotto i colpi chirurgici di Greg. Anche i due brani strumentali, rispettivamente posti uno a metà album e uno in chiusura, sono la perfetta integrazione di synth apocalittici su strutture post-core taglienti e malinconiche. C’è spazio sia per citare i classici Napalm Death e Nasum (Cent Mille Fois Par Jour) sia i sempre attuali Converge (L’Incendie); ma quello che sorprende continuamente in questo Fractures è il modo in cui i brani progrediscono, allacciando parti più pacate e più sconfortanti ad attimi di violenza furiosa, trasformando la band nella variante “semplice”, meno concettuale ma non per questo meno efficace dei cugini francofoni sopracitati.
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