È davvero arduo riuscire a esemplificare la cosa: innanzi tutto, vi rimando a deerhuntertheband.blogspot.com, il blog/sito ufficiale della band di Atlanta, o meglio dei progetti vari di Cox e amici.
Sfruttando questo punto di partenza, si riesce a comprendere una cosa su tutte: l’iperattività artistico/creativa dello strambo personaggio in questione è qualcosa di inarrestabile e di non lenibile.
È qualcosa che dirompe gli schemi imponibili da qualsiasi struttura mediatica commerciale, a partire dalla pubblicazione su supporto fisico, che assolutamente non esiste al momento.
Addirittura il nostro, uploada anche immaginari 7″. Le informazioni, i testi e le loro spiegazioni, sono sul blog, postati con ordine insieme ai pezzi.
Disarma la prolificità con la quale Cox e i suoi compagni di viaggio Brian Foote, Adam Forkner, Stephanie Macksey e Honey Owens, Pery Ferall elargiscono musica.
Le matrici del suono sono molteplici, da tipici droneggiamenti di casa Kranky ci si imbatte in una versione contemporanea dei Velvet Underground deturpati da noise e sporcizie punk, il tutto colorito da melodie Beach Boys. A tratti si potrebbe parlare di cantautorato, ma anche no. I racconti intimi di Cox, improntati sulla rara malattia con la quale convive, la sindrome di Marfan, le sue ambiguità sessuali e ideologiche, la sua visionarietà sono strettamente correlate con le patologie sonore.
Ci vuole pazienza al momento, per riuscire a fare un po’ di mente locale e riordino, fare l’inventario, specie per chi non ha seguito da capo la vicenda, ma le soddisfazioni ci sono, eccome. È difficile comprendere se ci sia una continuità qualitativa al momento, ma picchi ottimi come ‘Holiday Ep’ fanno davvero ben sperare.