Demon
Uno di quei dischi che si ha paura a toccare perché fragili, che fanno prendere titubanza di sottoporli alla pressione del loud perché possono esplodere in mille pezzi, dove si teme a toglierli dal packaging perché magari prendano freddo, insomma non si sa come prenderli tanto forte è la loro volatilità dal peso della cipria, di una piuma d’angelo se ce ne sono; lui è americano Greg Hughes e lei è inglese e canta Tessa Murray, ed insieme formano gli Still Corners, duo votato all’esplorazione del dream-pop e delle aree che fanno costellazione intorno al dark-wave Ottantiano con la civetteria tenue dell’indie.
Un disco che – anche se fuori d’ogni Copernichiana rivoluzione – fa in ogni caso raggomitolare come dentro un intorpidimento messo a zeppa tra realtà e sogno, una nuova avventura sonica che si palesa tra nebbie e metafisiche ondeggianti che fa sempre piacere trovare – tornando a casa – nella bocca dello stereo, se non altro per quella tenerezza comprensiva che ti aspetta per farti sciogliere i nodi di una giornata campale.