Ho sempre considerato gli Animal Collective un gruppo “per molti ma non per tutti” e questo “Centipede Hz” non fa differenza.
Le loro canzoni sono piatti complessi, molti ingredienti, a volte ben amalgamati, altre volte mischiati a grani grossi. In entrambe i casi sorprendentemente appetitosi.
Io personalmente mi diverto a scomporli per gustarli al meglio, è come aprire in due i “Ringo” per partire dalla crema. Assaporando questo disco si notano le solite melodie orecchiabilissime (e dire che ce la mettono tutta mascherandole con l’eco a farle sembrare un coro di ubriachi). E questa è la crema. Poi viene la musica: basso e batteria procedono spesso all’unisono con incedere perentorio (come nell’iniziale “MoonJock”). Intorno succede il finimondo: carillon elettronici che piacciono tanto a noi (finti)giovani (ad esempio in “Applesauce”), suoni vintage vagamente psichedelici che piacciono altrettanto a noi (finti)anziani (segnalo “Today’s Supernatural”). E poi rumori, campionamenti, dialoghi, ricchi premi, cotillon.
Detto questo ora sapete come affrontare “Centipede Hz”, se seguirete attentamente le avvertenze eviterete effetti collaterali e vi ritroverete tra le mani un farmaco miracoloso, pronto a donarvi molte ore di appagante divertimento.
Io personalmente ne sono dipendente.