Per Pochi Attimi
Arriva in Italia in ritardo di diversi mesi sull’uscita estera, tralaltro piuttosto “pesante”, in Germania ed Inghilterra, il secondo album dei Marti, genovesi ma ormai avvinti dalla loro stessa aurea internazionale, che va oltre al loro esprimersi in inglese. L’uscita è infatti, da considerarsi “pesante” perchè l’etichetta canadese ha messo a disposizione della band di Andrea Bruschi, attualmente residente a Berlino, una poderosa orchestra olandese (l’album è stato registrato ad Amsterdam), un produttore di mestiere come Bob Rose (in realtà d’adozione italiana, almeno lavorativamente) e un ospite dal curriculum interessante per impreziosire le cartelle stampa, come Clive Deamer, batterista che vanta collaborazioni con Portishead, Robert Plant e Radiohead, nonché “pesante” perchè già apprezzato dalla stampa estera.
Apprezzamenti e grandeur che qui possiamo solo confermare ed encomiare. Better Mistakes è un disco decisamente riuscito, di canzoni intense, in molti casi davvero notevoli per scrittura e drammaturgia, ed equilibri sofisticati e centrati che non indulgono nelle atmosfere in cui vorrebbero far credere di adagiarsi.
A suggello di questo excursus che è partito da un gelido respiro internazionale per finire ad accontentare il nostro vizio di riappropriarci idealmente dei nostri talenti, l’album si chiude con una versione di The Price We Pay, con testo italiano firmato da Francesco Bianconi dei Baustelle, reintitolata “Per Pochi Attimi”. Si schiudono così i rimandi a Tenco ed Endrigo, su quei territori stanchi su cui s’è mosso anche Mauro Ermanno Giovanardi. Meglio tenerla in tasca l’Italia, come un passaporto, o come un santino dimenticato tra le pagine di un libro che i Marti hanno finito di leggere da un pezzo.