Still Life
Gli Horrors sono strenui collezionisti di dischi in vinile. Gli Horrors sono dei ragazzi profondamente affascinati dalle correnti musicali del passato. Gli Horrors sono dei giovani e per giunta talentuosi musicisti. Talento vero, si intenda, e non quello garantito esclusivamente dagli effimeri clamori dell’hype internettiano.
Cominciano la loro carriera da uno dei margini dell’Inghilterra grossomodo nel 2007 con Strange House, un disco che re-inventava il garage punk con dei synth sparati a mille, di provenienza new rave. E’ botto hipster: tutti a cercare di capire da dove provengano questi alieni, capitanati da un curioso androgino cantante di nome Faris, dai capelli improponibili. Tutti a giurare che il secondo album sarebbe stato la tomba di questa ennesima band di furbetti. E invece no: nel 2009 gli Horrors sfornano Primary Colours, un album che mette a frutto gli elementi di talento che già apparivano (in nuce) nell’acerbo e monocorde Strange House, e compiendo una piroetta di gran classe vira il suono della band verso una new wave che guarda con originalità e coraggio verso lo shoegaze, evitando però le secche del calligrafismo e della filologia: l’inquietudine punk dei giorni di Strange House è ancora tutta lì. Un disco strepitoso che mette d’accordo critica e pubblico, e che consacra la band definitivamente, liberandola da quella nomea di fenomeno da baraccone che aveva garantito visibilità e hype nei primi anni (e da quel dresscode emo-coatto terrificante).
Si aggiunge ora a questa bella storia un terzo capitolo, il qui presente Skying, uscito nella inquieta estate del 2011 sempre per i tipi della lungimirante XL Recordings.
E c’è che, alla fine della fiera, non riesco a non essere affascinato da questo strambo e ben riuscito lavoro di accostamento di tasselli musicali coerenti quanto audaci. Il problema semmai è che la personalità della band, che in Primary Colours emergeva in maniera più forte e determinata, compare qui solo in filigrana, annullandosi e quasi nascondendosi dentro l’opera del disco. E’ un modo anche questo per fare musica, intendiamoci, ed è un atteggiamento tutt’altro che inatteso da una band di collezionisti di dischi. Tuttavia mi aspetto che una band che ha guadagnato una sua riconoscibilità ed un suo marchio di fabbrica negli anni non anneghi le sue caratteristiche più riconoscibili al solo scopo di essere coerente verso uno stile. Detto questo, stasera metterò Skying nel mio lettore.