The Horrors – Skying

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11 luglio 2011 XL Recordings TheHorrors.co.uk

Still Life

Gli Horrors sono strenui collezionisti di dischi in vinile. Gli Horrors sono dei ragazzi profondamente affascinati dalle correnti musicali del passato. Gli Horrors sono dei giovani e per giunta talentuosi musicisti. Talento vero, si intenda, e non quello garantito esclusivamente dagli effimeri clamori dell’hype internettiano.

Cominciano la loro carriera da uno dei margini dell’Inghilterra grossomodo nel 2007 con Strange House, un disco che re-inventava il garage punk con dei synth sparati a mille, di provenienza new rave. E’ botto hipster: tutti a cercare di capire da dove provengano questi alieni, capitanati da un curioso androgino cantante di nome Faris, dai capelli improponibili. Tutti a giurare che il secondo album sarebbe stato la tomba di questa ennesima band di furbetti. E invece no: nel 2009 gli Horrors sfornano Primary Colours, un album che mette a frutto gli elementi di talento che già apparivano (in nuce) nell’acerbo e monocorde Strange House, e compiendo una piroetta di gran classe vira il suono della band verso una new wave che guarda con originalità e coraggio verso lo shoegaze, evitando però le secche del calligrafismo e della filologia: l’inquietudine punk dei giorni di Strange House è ancora tutta lì. Un disco strepitoso che mette d’accordo critica e pubblico, e che consacra la band definitivamente, liberandola da quella nomea di fenomeno da baraccone che aveva garantito visibilità e hype nei primi anni (e da quel dresscode emo-coatto terrificante).
Si aggiunge ora a questa bella storia un terzo capitolo, il qui presente Skying, uscito nella inquieta estate del 2011 sempre per i tipi della lungimirante XL Recordings.

Il primo ascolto è straniante: niente di quello che sono stati gli Horrors nei primi due dischi sembra essersi conservato. Skying a prima vista appare come una continua riproposizione degli stilemi e dei suoni del synth(pop?) anni ’80, in tutte le sue declinazioni, con lievi sterzate verso lidi acidi e psichedelia. Che novità, verrebbe da dire! Quanti altri gruppi recenti conoscete che si sono dedicati ad un’operazione psichedelico-straniante nel recupero delle sonorità synth degli anni ‘80? Tanti, troppi, “davvero troppi” è la risposta corretta. Ed è questo uno dei problemi fondamentali di questo disco, la riposizione di un filone d’oro già troppo conclamato e prosciugato, la strana voglia di giocare sul sicuro quando il sicuro è ormai inevitabilmente scolorato nel noioso. Però questa è una band di musicisti seri, e per giunta talentuosi, mi preme ripeterlo, e da loro è lecito aspettarsi di più. E infatti quel di più c’è, eccome: c’è una notevole profondità di scrittura, e capacità non comune di elaborare riferimenti e stilemi a proprio vantaggio in maniera non banale. Vi consiglio di ascoltare un brano su tutti per farvi un’idea: Moving Further Away, una cavalcata acida della durata di otto minuti e trentaquattro, che comincia con un riff di synth e un incedere ritmico che potrebbe ricordare anche gli Air, e che nella sua durata macina Brian Eno, gli Wire più morbidi, gli acidoni di Manchester, e il legame tra rock e dancefloor di area Primal Scream (favolosi i sample dei gabbiani, tremendamente kitsch, tremendamente giusti in quel contesto). Non saprei nemmeno indicare tutti i riferimenti e i giochi di specchi contenuti negli altri brani dell’album, ma c’è chi segnala Simple Minds, Human League, Echo & The Bunnymen.

E c’è che, alla fine della fiera, non riesco a non essere affascinato da questo strambo e ben riuscito lavoro di accostamento di tasselli musicali coerenti quanto audaci. Il problema semmai è che la personalità della band, che in Primary Colours emergeva in maniera più forte e determinata, compare qui solo in filigrana, annullandosi e quasi nascondendosi dentro l’opera del disco. E’ un modo anche questo per fare musica, intendiamoci, ed è un atteggiamento tutt’altro che inatteso da una band di collezionisti di dischi. Tuttavia mi aspetto che una band che ha guadagnato una sua riconoscibilità ed un suo marchio di fabbrica negli anni non anneghi le sue caratteristiche più riconoscibili al solo scopo di essere coerente verso uno stile. Detto questo, stasera metterò Skying nel mio lettore.

  • in realtà prima di Strange House un album chiamato Vent che sembra lontanissimo sia da Skying che da Primary Colours. All’inizio della loro carriera erano molto Hard Rock e un poco Punk. anche se è così diverso da tutti i loro dischi te lo consiglio.

  • Ciao Hillel: in realtà gli Horrors di cui stai parlando tu sono un’altra band con lo stesso nome: strano ma vero! Sono una band garage americana, da non confondere con gli Horrors che sono inglesi. Hanno fatto due album, un omonimo nel 2002, e un altro chiamato Vent nel 2003. Puoi verificare le informazioni su questo sito http://www.candydinner.com/album/the-horrors-vent/

  • ah wow non lo sapevo. infatti, mi sembrava troppo radicale come cambio di stile! grazie per l’informazione :)

  • ah wow non lo sapevo. infatti, mi sembrava troppo radicale come cambio di stile! grazie per l’informazione :)

  • grazie a te dell’attenzione! E comunque ha dato modo di fare una piccola precisazione interessante.