Disco wafer o mou, a piacimento, per via di quel tenerume che lo circonda, per quella filata fragranza pop che alberga su tutti i piani della sua tracklist; The Do, il duo francoise Dan Levy e Olivia Boyssou Merihlati torna – dopo il fortunato vagito A Mouthful – con un degno successore “Both ways open jaw”, anch’esso rivolto al pensiero mediatico inglese e a tentare di sorpassare gli spazi intermedi dell’elevazione a grande prodotto discografico; album variegato, ricco di dinamiche e palpitazioni, preciso per un ascolto da camicie fuori dai pantaloni e umori magniloquenti, dinamiche e buoni fruttiferi dietro i quali si muovono i respiri dei Wildbirds And Peacedrums, St.Vincent e le quadrophonie Bjorkiane “Leo, leo”, “The calendar”, “Moon mermaids” che sporadicamente prendono il sopravvento sull’art-voice di Merihlati, ma in totale sono le messe a fuoco del duo a far entusiasmo e vanto coinvolgente di questo lavoro, sempre poco prevedibile e molto accorto.
Un disco che in fondo è un’affresco di libertà, azzeccato nelle dosi ed elegante nel passo, con una sana predisposizione a tenere compagnia e rinfrescare un volume alternativo non indifferente, del resto – scusandoci per il paragone azzardato – anche Cèzanne disse che le cose belle vivono soltanto se hanno volume, ed è verità.
Il pop ancora è in buona salute.