Ascoltando l’ultima fatica degli Snow Patrol, vien chiedersi che ne è stato di quella band che a inizio carriera fingeva di essere una costola dei Belle and Sebastian presentandosi on stage nei sobborghi di Dundee, tredici anni e 7 milioni di dischi venduti dopo. Magari dal vivo le origini irlandesi tradiranno una verve passionale, ma lo snodo centrale rimane il fatto che ai Nostri manca, almeno da un quinquennio a questa parte, la zampata vincente, quel colpo ben assestato che mette d’accordo chi i Belle and Sebastian sa chi sono e non solo i fan di Grey’s Anatomy o coloro che consumano sull’i-pod Chasing Cars pensando forse sia una b-side dei Coldplay.
La perizia tecnica di una decade d’esperienza si sente per carità, ma si traduce in sterili ricami acustici alternati a pseudo folktronici idiomi: gli imperi decadenti crollano al suono di ballate educate, edulcorate, senza veri sussulti memorabili. Che Gary Lightbody sia più simpatico di Chris Martin e che dopo Mylo Xyloto qui ci possa quasi scappare una sufficienza, ci può anche stare: ma la Scozia che esploravano un tempo gli Snow Patrol era ben diversa.