Non ho molta simpatia per chi abusa del termine indie-rock in senso dispregiativo, né per chi generalizza: credo fermamente nei riferimenti. Proprio per questo motivo istituirei nelle scuole un’oretta didattica che intitolerei “Ninties noise”. Capitolo Pavement, paragrafo “Here” o “Summer Babe”, tanto per ricordarci chi siamo e da dove veniamo – anche in senso mistico ovviamente – e per ricordarci inoltre quanto le stelle rimangano tali, qualsiasi farlocco appellativo la stampa specializzata in packaging per l’hipster medio voglia rifilarci. Il padre di Mattew Caws, al quale va addebitato il titolo dell’albo (pare sia un suo detto) credo sarebbe d’accordo. Detto questo, “The stars are indifferent to astronomy” è uno splendido esercizio di indie-rock. Di quello vero.
Un racconto appassionato e credibile, sorretto dallo spirito incrollabile di quelle influenze – Pavement, Teenage Funclub, Replacements su tutte – che dall’alto sembrano voler pilotare questi ragazzi verso il paradiso indie, ancora una volta, quello vero.