La speranza che l’auspicata reunion di Ghigo Renzulli e Piero Pelù potesse essere foriera di nuove meraviglie discografiche si era già infranta contro due scogli al’altezza del 2010, noti come Barcollo e Sole Nero. Il problema dei Litfiba non era la scissione, ma evidentemente una certa mancanza di nuovi stimoli creativi. Però sai, uno si dice, magari i due vanno in tour, ritrovano lo spirito di un tempo, e magari non tireranno fuori i capolavori del passato, ma qualcosa dalle parti di Infinito poteva anche essere auspicabile? No.
Taglierò corto: ci si aspetta ovviamente che un disco dei Litfiba sia ben suonato e ben prodotto. Oltre a questo però, considerato che ci troviamo davanti al primo LP prodotto in studio dopo la tanto attesa reunion, sarebbe stato giusto pretendere qualcosa di più. E invece con il singolo Squalo, scelto come apripista per la promozione di questo nuovo “Grande Nazione”, siamo dalle parti del Toroloco, e forse anche un po’ peggio, dato che almeno il Toroloco aveva il crisma del tormentone radiofonico. Chiedo scusa, ma il singolo Squalo presenta delle frasi talmente poco ispirate che anche il fan più incallito dei Litfiba difficilmente riesce a digerire, su una base che è una collezione di luoghi comuni della band. Meglio avviene in Elettrica, dove la classica figura della donna dark, un po’ groupie-sciamana e un po’ eroina è evocata con grazia e onestà. Poi c’è Brado, che a 2:25 ha una zampata niente male (ma poco altro). O ancora La Mia Valigia, che è una ballata morbida, semplice e ben riuscita. Il purgatorio se lo aggiudica la title-track Grande Nazione, che riesce a parlare di attualità con la giusta verve, sarcastica e semplice.
Per cui meglio farsi una bella risata e prendere quello che c’è qui come una cosa al di là del bene e del male. E magari anche andarli a vedere dal vivo, i Litfiba col pilota automatico, con un bel bottiglione di vino, facendo finta che ci sia ancora la Democrazia Cristiana al potere: che il gusto ci guadagna.