L’Unione fa la forza. Che lo dicevano già i saggi della montagna, sai la grande novità. Ecco, andatelo a spiegare a Bruce Springsteen, che l’ultimo decennio l’ha trascorso quasi tutto correndo per conto suo e indossando panni del Boss solitario, fossero il mantello da superuomo di Working on a Dream – l’onta che non dimenticheremo – piuttosto che le povere vesti acustiche di un Devils & Dust, lontana eco del Nebraska quando davvero quella solitudine fu un toccasana. Per richiamarlo ai doveri della vita di gruppo ci è voluta, paradossalmente, la scomparsa di un vecchio sodale come Clarence Clemons, sassofonista storico della E-Street Band che nella versione di Land of Hope and dreams in scaletta fa la sua ultima comparsa.
Dove non prevale il patriottismo c’è la critica lucida di This Depression e quella antispeculatori di Death of My Hometown, ritorno ai luoghi desolati che già venivano saccheggiati in My hometown, del 1984. Questa volta però non è una ballata malinconica ma una marcetta dalle fragranze irlandese, quasi allegra, che suona la carica per tutti quanti. Come il lieto fine di We Are Alive. Perché anche se si intitola alla palla demolitrice, The Wrecking Ball è un disco che anziché distruggere, pensa a ricostruire.