Audio: Veramente basso in questa occasione. Una probabile limitazione sui decibel non permette alla classica “botta” di colpire il pubblico. Nonostante un innovativo impianto composto di casse satelliti posizionate lungo tutta l’arena, che permettevano anche a chi fosse in fondo ad Hyde Park di poter sentire il concerto, l’audio è sempre rimasto basso. Poco male: a sopperire a tutto ciò vi erano degli enormi schermi in alta definizione che permettevano almeno di godere appieno della parte visuale del concerto.
Pubblico: Immenso, caloroso, ordinato. Quasi 100.000 persone accorse per l’occasione, uno di quegli eventi dove l’imperativo era esserci ad ogni costo. Unica cosa interessante secondo me da segnalare, è che a differenza della popolazione di Londra, tipicamente varia e multietnica, in questo caso la quasi totalità del pubblico era composto da inglesi bianchi. Probabilmente l’integrazione ancora non ha raggiunto la popolazione nella sfera musicale…
Locura: A parte l’idea di mettere in vendita tutte le magliette del concerto alla cifra di 25 sterline cadauna, non si sono registrate altre grosse pazzie. Da segnalare giusto il tipico umorismo very british che fa capolino durante l’esecuzione di Parklife, nella quale oltre all’immancabile Phil Daniels, c’è da registrare la presenza dell’attore comico televisivo Harry Enfield, che vestito da cameriera con tanto di cuffietta in testa, serve il thè a tutti i membri della band e a fine canzone saluta Damon schioccandogli un bacio sulla bocca.
Conclusioni: Evento unico nel suo genere, non credo che alcun report o recensione possa cogliere appieno l’atmosfera che si respirava in quel momento, quel 12 agosto in Hyde Park. Poter assistere all’ultimo concerto di una band che suona in saluto al proprio pubblico i propri brani fondamenteli, quelli che hanno costruito negli anni la personalità del gruppo, non ha prezzo. Bisognava esserci.