Il virus più famigerato del rap è tornato. “Virus”, in questo caso, nella migliore accezione possibile, in quanto qualsiasi progetto venga contaminato dalle strofe di DOOM diventa qualcosa di irripetibile. Stavolta a complementare le strofe del leggendario rapper mascherato sono le produzioni di Jneiro Jarel, una serie di escursioni sonore eccentriche, diverse tra loro abbastanza da essere sempre piacevolmente inaspettate, ma soprattutto diverse dall’approccio alla produzione più minimalista tipico del DOOM solista.
In tutte le tracce traspare la voglia del rapper di raccontare Londra dal punto di vista del figliol prodigo (nel 2010, dopo un tour mondiale, gli è stato impedito di rientrare negli Stati Uniti, in quanto originariamente cittadino inglese mai naturalizzato, costringendolo ad un duraturo soggiorno londinese), sebbene in rari casi si abbia l’impressione che i riferimenti alla cultura britannica siano forzati, danneggiando in alcune strofe quello spessore lirico che nei lavori passati (Madvillainy su tutti) è stato il fiore all’occhiello dell’emcee dalla Faccia di Metallo.