Audio: la Reggia Savoia, a pochi chilometri da qui, avrebbe forse reso un miglior servizio alla dimensione scenica, ma già che gli auspici per la platea possono essere ottimistici solo fino ad un certo punto (e che di sedi apposite per i concerti rock non ce ne sono) tanto vale avvantaggiarsi della struttura relativamente nuova del Concordia. Buona per le prime file, l’acustica si sperde un po’ a fondo sala. Il resto lo fa il puntiglio dello staff e dei musicisti stessi.
Setlist: Misunderstood apre le danze al posto della collaudata One Sunday Morning, ma tutta quanta la scaletta esce un po’ terremotata rispetto al resto del tour. Molti estratti dall’ultimo The Whole Love, completamente eclissato il penultimo disco ‘del cammello’. Restano i punti fermi (Shot in the arm, Jesus Etc, I’m trying to break your heart, Impossible Germany…) e qualche sorpresa (Passenger Side e Shouldn’t be ashame, ripescati dritti da A.M. dal lontano 1995) per due ore e mezzo di show quasi senza pause.
Pubblico: generalmente il wilcomane medio è un Barba convinto che non va sotto i venticinque-trent’anni d’età, già con una lunga militanza da cultore alle spalle. Qui però qualcuno sfora verso l’alto, e allora ecco il signore maturo, sceso in strada per portare a spasso il cane e immediatamente catapultato nei suoi ‘good old days’ da consumatore di rockaccio anni ’70. Chi sta fuori da qualsiasi statistica anagrafica è il settantenne in prima fila, che va in solluchero alla comparsa della chitarra a doppio manico e batte le mani a un tempo tutto suo, al punto che persino Cline da sopra il palco comincia a sentirsi un po’ sotto pressione.
Locura: il percussionista ballerino seminudo che entra a gamba tesa nel finale dedicato alla Hoodoo Woodoo di woodyguthriana memoria. Ma meglio di tutto, forse, c’è Tweedy che autoinvoca il coro da curva nord scandendo “wil-co, wil-co, wil-co!” con mimica scimmiesca. Un amorevole sfottò all’italiano calciofilo?