Non prima di aver salutato le conturbanti The Mentalettes, girl-trio ispanico-svedese (!) di invasate vocalist à la Juliette Lewis (in bilico tra Pandoras e The Pipettes), attorniate da un tris di musicisti di stampo 60’s, derivative in maniera più che spudorata nelle loro scalmanate filastrocche garage/beat ma godibilissime, pur penalizzate da qualche problemino d’acustica.
PUBBLICO: “Prima dei Black Keys, prima dei White Stripes, c’era la Blues Explosion” citando una celebre uscita dal The Guardian. Prima ancora c’era Nick Cave e soprattutto i Cramps, a ben dire: il fatto è che il marchio di fabbrica di Jon Spencer racchiude e riassume tutte queste esperienze, radunando ogni volta la Famiglia consacrata al blues più sporco e sudato. Farà forse meno presa sulle nuove generazioni ma riempie, sebbene a maglie larghe, l’amplio salone del Molo18.
SET LIST: Provo a recuperarla a fine serata, quella cartacea da aggiungere ai cimeli in bacheca. Ma niente: lablues explosion è allergica ad ogni tipo di guinzaglio e Jon Spencer “chiama” letteralmente ogni canzone, procedendo “a braccio” per tutto il concerto. Salta l’appuntamento con qualche hit attesa dal pubblico, ma i tre moschettieri newyorkesi non si risparmiano affatto, regalando uno show non troppo lungo ma inattaccabile. Altro che scaletta: così lo vogliamo, a gridare in faccia a Russell Simmins eJudah Bauer le mine in repertorio. Spiace non sentire le calde incursioni dell’armonica a bocca, in genere affidate al prode Bauer.
CONCLUSIONI: Era la sera del gran Galà del Festival di Sanremo o la notte europea della Juventus in Champions per molti torinesi. Mentre Crozza raccoglieva le polemiche dal palco dell’Ariston, Spencer salmodiava il Verbo Blues tramutandosi nella belva da palcoscenico che ben conosciamo. Mentre i tifosi irlandesi del Celtic versavano lacrime amare dopo un impietoso 0-3, la blues explosion versava ettolitri di sudore su Torino. Un manipolo di concittadini era nel posto giusto. Palla al centro.
Le foto non si riferiscono alla data recensita