Teta Mona (Teta Colamonaco) si muove tra Londra, New York e la Puglia, cercando di cogliere il massimo da ogni scenario e sfruttando collaborazioni importanti (Screaming Tea Party, Dylan Carlson, Earth, Whyte Horses e Alex Maguire). Il risultato di questo percorso artistico si manifesta mediante uno stile maturo ed originale, che con Mad Woman (Garrincha Go Go) la vede esordire su lunga distanza dopo l’EP Sheena – anch’esso dai tratti insoliti.
L’atmosfera rilassata che caratterizza le composizioni, spinge la mente verso le terre salentine, qui invase da persone provenienti da ogni dove. Al Reggae unisce certo Soft Jazz, i fiati, le tastiere in levare ed una voce ipnotica che percorre scale talvolta scomode, a tratti dissonanti: intelligentemente costituite da un mix dai lineamenti esotici ma impegnati. Spruzzate di Dub e richiami etnici.
Gli unici due brani in italiano – “Orologio” e “Whyskey” (quest’ultima cover di Mina) –, ci regalano svariati indizi sui riferimenti autoctoni che l’artista ha nel tempo introiettato, rielaborandoli in seguito mediante il proprio stile. Pezzi come “Mad Woman” e “Kaya” valorizzano i pregevoli intrecci dei fiati, mentre gli intermezzi ricordano quei fruscii riconducibili alla ricerca mediante manopola su una radio anni Cinquanta.
Certo, tutta la qualità espressa rischia talvolta di sovrapporsi in alcuni brani – come “Alibi” e “Rootical Love”. Una ridondanza probabilmente dovuta alle dinamiche in oggetto, ma che la nostra fuga in passaggi riusciti come “Abracadubra”, “Last Word Is Mine” e la stessa “Whyskey”. Mad Woman è dunque un album intenso, energico e originale nelle sue ibridazioni tra stili diversi.