Con questo moniker splatter e dolciastro torna a farsi sentire Dev Hynes, già Lightspeed Champion, già parte dei Test Icicles, già mille altre cose ma soprattutto uno che fa musica, anzi, aumentando lo zoom, uno che produce serie di suoni, senza una particolare intenzione o tensione.
Finalmente, dopo barili di delusione conseguente ai plurimi “IL DISCO MIGLIORE DEI DISCHI MIGLIORI DI SEMPRE!!”, è arrivata la (falsa?) modestia in persona dichiarando di fregarsene dei critici esistenzialisti, dal momento che quel che è fatto è fatto e si autolegittima. E in effetti questo ‘Coastal Grooves’ va bene così: senza la velleità di diventare la colonna sonora di un epoca (ma sarebbe ironicamente piacevole, a questo punto, che lo diventasse), Hynes riesce a creare flussi iridescenti e manieristici al punto giusto oscillanti tra ricami nipponici e morbidezze anni ’80 assolutamente personali e riconoscibili.
Il giovane ha raggiunto il suo scopo: non raggiungere uno scopo; e ci è riuscito benissimo, nel migliore dei modi, cominciando con il dichiararlo.