Fotogrammi di sambodromi visti dall’alto s’insinuano fra le sinapsi mentre ballerine brillantate sculettano su qualche carro indossando maschere a gas. Paillettes, culi, creste, napalm e anarchia. Poi paludi tossiche, di notte, mentre le esalazioni nucleari di una favelas rasa al suolo raggiungono le stelle. Nico Vascellari e Nicolò Fortuni come due sciamani impazziti per i Ramones, saltano, scalciano, s’arrampicano come scimmie suonando di tutto: grondaie, tavoli e muri. Due batterie come estensione fisica, che siano prese a schiaffi, scalciate o suonate con la spara coriandoli: e mentre tutto si colora di quadretti rifrangenti, loro sono ancora sotto quella nube cartacea a sfogare i propri demoni. Un rito in onore di un Dio malvagio ma ironico, libertino. Un’esperienza che i presenti difficilmente scorderanno, chiedendosi: dov’eravamo ieri sera sulle dieci?