Il mixtape: la filosofia e gli scopi
Abernathy: “Mi ha fatto una cassetta”
Lee: “Wooooow, non ti ha masterizzato il cd, ti ha fatto una cassetta! Che cosa romantica”
Kim: “A me sembra una grande dimostrazione d’amore”
(da ‘Grindhouse – Death Proof’, regia di Quentin Tarantino)
Numerosi sono i modi di intendere la famigerata cassettona preparata con cura per la persona amata, per l’amico, per il compagno di banco, o semplicemente per se stessi, per affrontare i viaggi in treno o le mattine sul pullman prima di arrivare al liceo.
“Non erano musica, ma istruzione e cultura. Tramite la pratica apparentemente sterile di ritagliare, creare collage e disporre suoni con un certo ordine, si potevano impartire valide lezioni su musica e vita, per insegnarle a persone con metodi che arrivavano al cuore di ciò che la musica significava, alle emozioni che regalava” [1]. Ecco cosa potrebbe essere una cassetta. NON un semplice ammasso di plastica e nastro magnetico inciso, ma la possibilità “di diventare padrone della propria identità musicale, facendosi una compilation, anche solo per se stesso, si metteva nero su bianco quello che si ascoltava e quindi si era.” [3]
Ma perché fare una cassetta? E per chi? “Abbiamo registrato mixtape per far colpo sulle ragazze, per far conoscere musica nuova agli amici, per avere la nostra colonna personale nell’autoradio, per festeggiare ricorrenze nostre o altrui, per selezionare la scaletta killer di un artista o un genere, per confezionare il mix da party definitivo, e per far colpo sulle ragazze (l’ho già detto?)” [4]. E una volta scelto il destinatario (prevalentemente una ragazza, se ci fosse il bisogno di ricordarlo ancora) ci si poteva mettere al lavoro, districandosi tra le mille difficoltà fisiche, musicali e umorali. “Ci vogliono tempo e fatica per registrare una compilation su cassetta. Il tempo impiegato implica un legame emotivo con il fruitore. Può essere l’intenzione di finirci a letto. O di condividere idee. Il messaggio della cassetta può significare: Ti amo. Ti penso sempre. Ascolta cosa provo per te. Oppure, forse: Mi amo. Sono una persona di gusto che ascolta cose di gusto. Questa cassetta dice tutto su di me. C’è un che di narcisistico nel preparare un
Il mixtape: metodi e modi
Ok, abbiamo delimitato il chi e il perché. Ora sembra arrivato il momento di parlare del come.
“È un rito che ai tempi abbiamo fatto decine di volte. Abbiamo passato ore a scegliere tutti i pezzi uno ad uno, a decidere l’ordine migliore, cosa mettere in apertura e cosa in chiusura, dove piazzare i pezzi da novanta e dove posizionare i pezzi che sottolineavano meglio il messaggio che volevamo mandare (c’era sempre un messaggio). Abbiamo scritto i titoli uno dopo l’altro stando attenti a non far sbaffare il tratto-pen sulla carta lucida della copertina, abbiamo considerato se mantenere un look sobrio e anonimo (titoli e poco più) o se donargli una veste grafica più accurata (una foto? un ritaglio di giornale? un disegno?), abbiamo scelto il titolo (la chiave -ovviamente enigmatica- per capirne il senso profondo), valutato se fare una dedica o quantomeno una firma o una sigla, e alla fine l’abbiamo messo nella piastra e premuto «play», per sentire come suonava dell’inizio alla fine.” [4]
Un rito da espletare con testa, cuore e stomaco. Il già citato Nick Hornby ha le idee piuttosto chiare sui metodi che il suo personaggio usa per decidere la tracklist: “per me, fare una cassetta, è un po’ come scrivere una lettera – è tutto un cancellare e ripensarci e ricominciare daccapo – e ci tenevo che mi venisse fuori un buon nastro. […] Registrare una buona compilation per rompere il ghiaccio non è mica facile. Devi attaccare con qualcosa di straordinario, per catturare l’attenzione […], poi devi alzare un filino tono, o raffreddarlo un filino, e non devi mescolare musica nera e musica bianca, a meno che la musica bianca non sembri musica nera, e non devi mettere due canzoni dello stesso cantante di seguito, a meno che tu non imposti tutto il nastro a coppie, e… beh, ci sono un sacco di regole”. [6]
Sì, ci sono un sacco di regole. Ma la cassetta è una cosa talmente personale che le regole vengono fatte da sé, ognuno sperimenta fino a trovare la sua propria formula magica esatta: “Un mix non potrà mai essere perfetto. Le mie scelte da compilatore dicono più cose di me che quelle da ascoltatore. Nessun mix viene per caso.” [7]
E poi? E poi il bel titolo no? Giocare coi titoli rimane un’autoconcessione dovuta, i titoli inquadrano la vostra cassetta e gli danno un sapore vero.
Ciò che ne esce alla fine, come già detto, non è solo una semplice cassetta. Assolutamente no, perché come ribadisce ancora Matias Viegener “il mix su cassetta è una lista di citazioni, a tutti gli effetti una forma di poesia: il cento è un poema composto da versi estratti da altri poemi. Il nuovo poeta raccoglie e ricompone.” [7]
Il mixtape: nell’epoca del 2.0
Oggi. Oggi le cassette hanno i giorni contati. Per esempio nel giugno dell’anno scorso “Currys, il colosso dell’elettronica britannico, ha annunciato che non le venderà più seguendo tra l’altro le orme di altri concorrenti” [9].
Il web ha invece cercato di dare nuovo impulso alla filosofia della cassetta e non sono pochi i siti, i blog e le applicazioni che si confrontato con la nostra amata c-60 (o c-90, perché no?), sebbene oramai bisogna ammettere che le playlist dei cd misti e ora soprattutto le liste di mp3 hanno definitivamente messo k.o. questo pezzo di storia: sono due le categoria di siti/blog che si occupano delle mixtape. Da un lato abbiamo i nostalgici, siti in cui vengono raccolte (e spesso spiegate e magari sottoposte al voto da parte degli altri utenti) le tracklist delle cassette fatte in passato o che potrebbero venir fatte in futuro. Dall’altro le applicazioni che danno la possibilità di creare mix di mp3 con grafica accattivante e spesso inseribili in siti e blog degli utenti, siti che riprendono il concetto di mixtape mischiandola a quella di playlist. Naturalmente non esiste confronto, sono solo applicazioni mediamente divertenti senza eleganza né cuore. Ecco quindi una breve lista per i giovani smanettoni col cuore rimasto nel decennio precedente, per quanto riguarda il primo gruppo, in cui la nostalgia la fa da padrona, abbiamo:
* Cassette from my ex (www.cassettefrommyex.com/): già il titolo strappalacrime dice tutto. Storie d’amore passate, personali, sofferte e raccontate con l’ausilio delle canzoni (e i mixtape) che hanno fatto da colonna sonora.
* L’arte del nastrone (artedelnastrone.blogspot.com/): bellissimo blog che raccoglie le tracklist delle mixtape di tutti coloro che vogliono inviarle con la sempre essenziale spiegazione sottostante della cassetta mista. Come dicono i gestori del blog: ‘L’arte del nastrone’ è il blog per mixatori pazzi e sentimentali destinato a raccogliere e accudire i vostri nastroni.
* Tiny Mixtapes (www.tinymixtapes.com/): una fanzine musicale vera e propria che include non solo tracklist di mixtape, ma anche news, recensioni, interviste e articoli sulla musica in generale, sia indipendente che major che autoproduzioni.
* The art of the mix (www.artofthemix.org): sito/comunità in cui vengono raccolte le tracklist (votabili dagli utenti) dei mixtape, ma anche quelle dei cd misti e le mp3 playlist… bestemmia!
Per quanto riguarda i servizi per creare playlist online e condividerle sulla rete (tutti molto simili tra di loro, diciamolo) invece abbiamo:
* Muxtape (muxtape.com): diventato ancor più famoso poiché è stato chiuso dalla RIAA il 20 agosto 2008 principalmente per il fatto che l’upload dei pezzi veniva fatto dagli utenti.
* Mixwit (www.mixwit.com): diversamente da Muxtape non permette un upload dei brai ma prende gli mp3 dalla rete. Inoltre permette di personalizzare esteticamente il “nastrone”.
* 8 Tracks (8tracks.com): una sorta di evoluzione di Muxape post-RIAA poiché dà la possibilità di caricare 8 tracce con un massimo di 2 dello stesso artista e inoltre rende possibile embeddare i mix online.
* Open Tape (opentape.fm): offre un codice open source per caricare i brani e creare un mix di Mp3 con grafica modificabile a proprio piacimento e un player degli stessi inseribile nei vari siti.
* SeeqPod (seeqpod.com): si differenzia dagli altri poiché le canzoni utilizzabili per creare la playlist provengono da vari blog e music directories in giro per la rete, così magari non si riesce ad includere con esattezza le canzoni volute.
* Fav Tape (favtape.com): crea un mix partendo dalle canzoni preferite contenute nel profilo Pandora o Last.fm dell’utente.
* Imeem (imeem.com): include la possibilità di creare playlist che possono essere condivise usando un semplice URL.
Per finire una chicca: TapeDeck (www.tapedeck.org): raccoglie le foto di TUTTE le marche di cassette che hanno segnato la vostra infanzia e giovinezza, con TUTTI i formati di durata e di qualità (cromo, ferro, ecc). Sigh.
Conclusione
Già, non torneranno più.
Citazioni:
[1] [Bruce Sterling, ‘Mixtape’, ISBN Edizioni
[2] Thurston Moore, ‘Mixtape’, ISBN Edizioni
[3] Paolo Bardelli, Kalporz, www.kalporz.com
[4] Inkiostro Blog, inkiostro.splinder.com
[5] Dean Wareham, ‘Mixtape’, ISBN Edizioni
[6] Nick Hornby, ‘Alta fedeltà’, Guanda Edizioni
[7] Matias Viegener, ‘Mixtape’, ISBN Edizioni
[8] Junkiepop Blog, junkiepop.com
[9] Herry Wallop, Telegraph, www.telegraph.co.uk
[10] Jutta Koether, ‘Mixtape’, ISBN Edizioni
[11] Dean Wareham, ‘Mixtape’, ISBN Edizioni