e di Simone Dotto
Qui potete vederlo nella maniera migliore o ancora meglio un nostro lettore ci ha inviato un montaggio fatto da lui che potete trovare qui.
La cosa è sfacciatamente palese. In termini di concept, di atmosfera, di idee: dal balletto solitario tra corpi e cartacce, allo screzio col cane, al dito che spara davvero. Non abbiamo dubbi nella nostra accusa e non è nemmeno la prima volta che succede. Il mainstream ruba da sempre agli indipendenti e questo è un fatto. Ma nell’italian way cara al pop nostrano c’è sempre qualche cosa di più sottile da apprezzare rispetto al semplice plagio.
Per le stesse ragioni per cui anni fa la Space Oddity di David Bowie diventava una stucchevole Ragazzo solo-ragazza sola nel suo approdare al mercato italico, ancora oggi i nostri connazionali che “importano” le produzioni dall’estero si sentono in dovere di annacquarle prima di servircele in tavola. Ecco allora che, a parità di canovaccio, nel clip di Tutto l’amore che c’è manca la scena del calcio al cane (‘siamo animalisti’) o che il dito del Cherubini “spara” sì, ma soltanto dopo che qualcun altro ha aperto il fuoco (“siamo pacifisti, non attacchiamo neanche con un dito”).
Ed ecco che, a differenza di quello dei Tame Impala, nel video di Jovanotti c’è il faccione di Jovanotti e non quello di un alter ego italiano dell’attore di Solitude is bliss . Quando un prodotto “va piazzato” le regole del protagonismo e della semplificazione sono un’utile scorciatoia, anche se un tantino a discapito del risultato artistico: è una tradizione lunga e poco nobile, costellata di diversi casi analoghi. Citiamo solamente quello di qualche anno fa (2005-2007) che mise a confronto i videoclip de Luna Viola dei Santo Niente (firmato da Leone Balduzzi) e L’Impossibile di Biagio Antonacci (directed, nientedimeno, by himself).
Anche qui potete vederlo e fare le vostre considerazioni
Stesso copione di cui sopra. E anche qui il bello sta nello scovare le piccole (ma significative) differenze:
– se nel video diretto da Balduzzi mimare una ripresa amatoriale in soggettiva serviva a dare una patina realistica per poi finire ad inquadrare l’irrealistico per eccellenza (un cartone animato), in L’impossibile tutto quanto il gioco si perde, ancora una volta con l’unico scopo di mettere in bella mostra il muso di chi canta. Così quel che resta sono le scene di coppia fra Antonacci e la sua partner animata – forse a dimostrare che, quando si tratta di sgnacchere, il nostro non conosce pregiudizi.
– tra le poche caratteristiche rimaste irripetute dal video dei Santo Niente c’è un finale lesbo che il buon Biagio, chissà com’è, ha preferito non cogliere. In compenso si assiste a un notevole incremento di presenze da parte della premiata ditta tette&culi, che – gli esperti di marketing pubblicitario confermeranno – funzionano sempre. Persino in cartoon.
Il mainstream all’italiana, insomma, ruba all’italiana: fa su il malloppo senza vergogna ma nella fuga perde per strada il grosso della gioielleria. La nostra è un’accusa rabbiosa. Perchè si copia, certo: ma anche perchè non c’è alcun motivo per farlo. Crediamo fermamente che il nostro paese sia pieno di giovani creativi che non aspettano che un’opportunità. Per tutti questi motivi ci riteniamo offesi, e, se siete fra quei giovani, forse dovreste farlo anche voi.