Rob è un ragazzone, alto e in carne, con una barba dal taglio inusuale. Riuscite ad immaginare un uomo così, con indosso calzini (diversi fra loro) a cuoricini e orsacchiotti? In fondo non gli stavano male. E forse non è stato un errore di vestizione, il classic errore dettato dalla fretta. Quei calzini, per indossarli, devono essere pur I suoi. Una scelta di stile, mettiamola così. Tutto suo, s’intenda.
Setlist: Partiamo dal fatto che si sentivano solo gli strumenti. E diciamo che nelle imprese alla Mission Impossible sono pure un pò negata io (la scaletta brani era davanti a me, ad un metro di distanza, ma non si capiva nulla di quello che era scritto). Sì, lo ammetto: a memoria, posso confermare che hanno suonato From nothing to nowhere e Good to sea. Il resto non chiedetemelo, non saprei davvero che altro dirvi.
Momento migliore: E’ brutto avere delle aspettative se poi vengono in parte disattese. La gente in sala era rapita, contenta, e in fondo lo ero anch’io: wow, finalmente. Ahimé, nulla in tutta la serata mi ha dato la scossa. Pertanto, non c’è stato alcun momento migliore, nulla di tutto ciò che ci si poteva aspettare.
Locura: In transenna alcuni ragazzi stavano cantando a squarciagola. Rob li ha visti, ed ha lanciato ad uno di loro il microfono. Mentre il fan sorrideva e continuava a cantare (ma non si sentiva una madonna sempre per il problema dell’audio) Rob è sceso fra il pubblico, si è ripreso il microfono ed ha iniziato ad abbracciare tutti.
E nonostante tutto, affezionati.
Conclusione: Un’oretta di live che mi ha lasciata un pò perplessa. Attivi dal ’98, artisticamente li conosco dal 2001 (in sostanza, mi ero persa per strada l’album d’esordio). Dire che sono dei bravi musicisti è riduttivo: hanno avuto grandi intuizioni, negli States sono a tutt’oggi tra i più grandi gruppi indie esistenti. Non si può nemmeno catalogare il loro genere come indie, a dirla tutta. Sarebbe una limitazione al carattere che ogni loro singolo brano presenta. Soprattutto nell’ultimo lavoro (Autumn of the Seraphs, 2007) c’è qualcosa di pop, qualcos’altro di rock, una punta di electro. Scelta discutibile, e va bene, io non voglio parlare di questo, voglio solo togliermi un sassolino dalla scarpa. Da un gruppo che porta un nome come il loro mi aspetto che in un’esibizione live ci sia un qualcosa. Quel qualcosa. Il segno tangibile che fa la differenza da me sdraiata sul divano che mi ascolto il loro cd. E quel che cerco non è il video sullo sfondo con i filmati. Se scegli di suonare l’alternative, sul palco devi comportarti di conseguenza.