Per svelare interamente i mille “volti” di Biophilia di Bjork, è necessario concepire l’album non come un prodotto musicale avulso e slegato dai suoi significati intrinsechi e dalla miriade di sfumature tecnologiche che il disco stesso comporta.
L’esclusiva peculiarità di un’opera di questo tipo è infatti proprio quella di andare al di là dell’idea tradizionale di musica e di fruizione della stessa. Seguendo un apparato compositivo e strumentale ben caratterizzato, per certi versi “canonico” e contrassegnato dall’inconfondibile, e se vogliamo riconoscibile, stile musicale di Bjork , il “folletto islandese” riesce a far convivere all’interno dell’album diverse anime, in bilico tra tecnologia, natura, cosmo, parole e immagini sonore. Tralasciando le dinamiche prettamente “informatiche” e “ludiche” ben delineate nella puntata speciale di Music Geek dedicata a Biophilia, i “segreti” di questo album, incrocio sapiente tra musica, contenuti e app per iPad, soggiacciono a complesse e profonde meditazioni sulla vita e sulla natura, che riescono poi a fondersi saggiamente alle applicazioni tecnologiche e teorico-musicali.
In Biophilia prendono così vita dieci costellazioni sonore: l’arpa lunare (Moon), lampi e tuoni synth-etici (Thunderbolt), un metallico e spaziale gameleste (Crystalline), il creazionismo dilatato (Cosmogony), la pesantezza atmosferica (Dark Matter) la tettonica incalzante (Mutual Core), gli organismi cellulari (Virus), sperimentali filamenti di Dna (Hollow), cosmici suoni elettronici (Sacrifice), minimalismi planetari (Solstice).
Biophilia è in definitiva un album di avanguardia naturale e artificiale al contempo, ibrido algoritmico e poetico immerso nella galassia tridimensionale del suono.