Björk – Debut

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Era il lontano 1993, quando quello strambo folletto venuto fuori dai ghiacci d’ Islanda, decise di “DEBUTtare” con la sua favola. Abbandonati gli strampalati colleghi SugarCubes, impose prepotentemente la sua indomabile e spigolosa voce con coinvolgimento ed entusiasmo quasi fanciullesco, dichiarando al tempo stesso la sua estrema devozione per una sperimentazione singolare ed eccentrica. In quegli anni questo album risultò del tutto controcorrente lasciando la critica interdetta e accattivandosi l’interesse di quel popolo di ascoltatori che invece di elettronica non ne voleva assolutamente sapere. Un’istintività infantile e un’esplosione di potenza vitale pervadono l’intero album, contagiato da un’infinità di impetuosi beat elettronici (Big Time Sensuality) e voci filtrate, che non alterano in alcun modo quella forma canzone piacevolmente autentica e concreta. Una bimba un po’ lolita davanti alla sua scatola di suoni che gioca e si diletta risultando maliziosa e sensuale (Venus As A Boy) o incontenibile e travolgente nel suo desiderio di esplorazione (There’s More to Life Than This). Brani come “Big Time Sensuality” e “Violently Happy” marchiano a fuoco la sua vittoria diventando i brani più rappresentativi di quella folta popolazione che oltre ad amare l’elettronica desidera esprimere la propria approvazione anche ballando. Gli ottoni di “Anchor Song” e gli archi di “Like Someone In Love” regalano alla dominante atmosfera dance, una grazia e una delicatezza quasi fiabesca. “Play Dead” sancisce la scoperta di un’artista eccezionalmente poliedrica e dal valore inestimabile. L’atmosfera abbandona nettamente le giocose melodie diventando seria e a tratti quasi sofferta e la voce, inarrivabile come non mai, graffia il cuore esplodendo in tutta la sua imponenza. Dal 93 ad oggi, tutto questo è stato ulteriormente e magistralmente confermato dai successivi lavori, riuscendo, non senza rasentare l’esasperazione, a rielaborare a suo modo qualunque inaspettata scoperta sonora. Certo la nuova Bjork non ci permette più di cantare e di danzare febbrilmente come una volta e forse è ormai decisamente lontana dall’immagine della bambina scherzosa e spensierata, ma rimane comunque un’indiscutibile certezza il fatto che solo lei sia riuscita a rendere unico e raro tutto ciò che ha inventato.