Anche a voi sarà capitato di imbattervi qualche volta in soggetti – spesso anziani – affetti da sindrome da distacco lavorativo. Ognuno di loro basa o ha basato la propria esistenza sulla compulsiva appagante ripetitività del: – Fare la propria cosa, e farla bene! – rimanendone del tutto assuefatto. In questo non differisce di certo Mark Smith cinquantaquattrenne leggenda underground Albionica, che poi cosi anziano non è. Diciamo che lo è per mole di “lavoro” prodotto in rapporto ai quasi trentacinque anni di onorata carriera in un ambiente che prevede colleghi capaci di sfornare un disco ogni 3-4 anni, ecco. A volte mi capita di pensare a cosa succederebbe se Mark andasse avanti di questo passo chessò per altri vent’anni, probabilmente la leggenda ne risentirebbe – Il mito del live fast die young proprio non gli si addice – ma almeno potrebbe godersi una discreta pensione.
Forse un gradino sotto rispetto al precedente “Your future our clutter”.
Forse come diceva John Peel, non esiste un album realmente brutto dei Fall.