Gli A Classic Education nascono a Bologna, ma per la registrazione si affidano a Jarvis Taveniere (Dum Dum Girls, Vivian Girls, ecc.) che lavora per i Rear House Studios, in quel di Brooklyn.
In copertina colpisce da subito una rivisitazione di una foto di Danny Lyon, personaggio al quale, tra l’altro, gli A Classic Education si sono ispirati per il sound del loro nuovo lavoro: un sound pastoso, diretto, reverberato e permeato di atmosfere sixties. Una ricetta già utilizzata, certo, ma che qui trova il suo spazio più adeguato.
Call It Blazing è il loro primo disco dopo una serie di Ep (Best Regards, Hey There Stranger e First Ep). C’era chi già li conosceva e nutriva in loro grandi speranze e chi, come me, ne aveva sentito giusto il nome. Tuttavia è impossibile non rimanere catturati da questo disco: sarà anche per una incoscia orgogliosa vena patriottica?
Musicalmente gli A Classic Education mescolano le atmosfere giocose tipicamente sixties, rivisitando il filone surf-pop, come in Place A Bet On You, con il moderno indie-pop, una buona dose di scanzonato Rock&Roll, garage psichedelico e un pizzico di gothic che sfociano in piccoli gioiellini come la solare Billy’s Gang Dream, o ancora come Grave Bird, con gli stacchi riempiti da coretti alla Rogue Wave, o Night Owl che, con quel riff distorto, ricorda gli Interpol di Our Love To Admire, ma in salsa dream-pop.
Al di là delle critiche mosse da altre parti sul cantato anglofono (che non condivido), gli A Classic Education sono riusciti in quel salto difficile che altri gruppi ancora non riusciti a eseguire (magari dopo anni di carriera).
Gli A Classic Education dimostrano agli italiani che è possibile fare questo tipo di musica anche senza provenire dall’Inghilterra riuscendo ad accogliere consensi da gran parte della critica (vedi la presenza su Pitchfork). Come non esserne orgogliosi?