AUDIO: Durante l’esibizione degli Afghan Whigs l’audio è stato pessimo: le voci erano disturbate, i suoni arrivavano distorti e confusi all’orecchio. Il timore che l’episodio si potesse ripetere durante lo show degli Afterhours viene subito scongiurato non appena partono le note di Metamorfosi.
Durante il live di Agnelli & co. tutto è stato perfetto, con volumi naturalmente alti e vocalizzi che ascoltati su supporto possono dare l’idea di essere “aiutati” da strumentazioni in studio. La realtà è che l’estensione vocale e la capacità di gestione del suono della sua voce, rendono Manuel Agnelli un artista concreto e spettacolare.
LOCURA: Non esistono parole per descrivere Xabier Iriondo. Forse più centrale sul palco rispetto agli altri musicisti (D’Erasmo e Dell’Era sulla sinistra, spesso al buio per i giochi di luce e Ciccarelli da solo sulla destra). Forse non si può definire propriamente “Locura”, ma di sicuro parliamo di “Intrattenimento”, comunque Iriondo ha ammaliato e stregato gli occhi – nonché l’udito – dei presenti. Sublime nel suono così spinto e aggressivo delle chitarre, è un animale da palcoscenico. Un talento da ascoltare. Una fantasia da guardare.
MOMENTO MIGLIORE: Niente in particolare da segnalare, anche se è stato emozionante il medley fra Vedova Bianca e My time.
CONCLUSIONI: L’ultimo lavoro degli Afterhours, Padania, è un disco che lascia interdetti e divide il pubblico in due fazioni: chi non lo ha capito e chi ne ha colto la rivoluzione insita nell’elaborazione dei suoni e dei messaggi che vuole trasmettere alla società. Ascoltandolo a casa ero curiosa di vederlo interpretato live, e sono contenta di poter affermare che…non c’è nulla che gli Afterhours non possano fare. Non vi sono limiti da oltrepassare poiché se parliamo di rock italiano le novità le impongono loro con un lavoro musicale che non può avere paragoni. E puntualmente, sono sempre loro a riuscire a superare non solo gli altri, bensì sé stessi.
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Foto di Emanuela Bonetti