Audio: L’acustica è non solo perfetta, ma addirittura vestita su misura per la voce vellutata di Norah Jones. Con lo scorrere del concerto anche lei se ne rende ben conto, e anche il suo cantare sembra goderne.
Momento Migliore: Senza dubbio il momento dedicato a Gram Parsons, supportato dal chitarrista country Jesse Harris è davvero un pezzo di bravura. Omaggio a uno degli artisti più eclettici della canzone americana. Musicalità perfetta per le sue corde, che dimostra una scelta ben studiata anche dal punto di vista della produzione musicale
Pubblico: Al di là del gran numero di persone che ha assistito al concerto, colpisce l’eterogeneità delle presenza. Davvero molti giovanissimi, molti professionisti della carta stampata, tante donne e soprattutto stranieri, europei e non. Questa è una forza straordinaria di Norah Jones, artista scricciolo, che con pochi anni di carriera è riuscita ad attrarre intorno a sé un pubblico vasto e davvero eclettico. Forza e irrazionalità della musica.
Conclusioni: Quello che non va assolutamente messo in discussione è il talento. Siamo di fronte ad una artista dotata dal punto di vista vocale e della scrittura. Però con enormi margini di miglioramento. Forse avrebbe bisogno di una band che la supporti maggiormente e anche lei dovrebbe prendere maggiore confidenza con la chitarra sul palco. Riguardo la performance, nulla da dire, la sua voce vellutata ferma il tempo. Qualche dubbio lo lascia un uso forse eccessivo dell’elettronica e di atmosfere un po’ metalliche degli ultimi suoi pezzi. Forse può permettersi ancora un percorso intimista con venature jazz, lo stesso che lo ha consacrata sin dagli esordi, rendendola originale. Non serve strafare, non ne ha bisogno.
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