L’Hangar si scalda verso le 19 con gli Hardcore tamburo, progetto di Gian Maria Accusani integralmente dedicato alle percussioni, che parte come costola dei Sick Tamburo e si allarga a un collettivo di batteristi, ognuno dei quali percuote con mazze di ogni tipo un semplice bidone di metallo. Nel più puro stile hardcore, è qualcosa che va dritto alla sostanza, dal sapore a tratti tribale e animalesco, che sprigiona carica e adrenalina come in un rito ancestrale che alla fine ti svuota di tutto. Gli Hardcore Tamburo suonano quasi tutto il loro primo disco che uscirà a gennaio 2013 in free download e si intitolerà Kleiner Mann (forse un omaggio alla terra degli Einstürzende Neubauten, con i quali si possono individuare alcune affinità?). E dall’impetuosità delle percussioni si passa a qualcosa di infinitamente delicato e gentile: spogliatosi della veste di Moltheni, Umberto Maria Giardini e i nuovi musicisti che lo accompagnano accarezzano il pubblico con alcuni pezzi de La dieta dell’imperatrice, uscito lo scorso ottobre. Una lirica elegante, vibrante e profonda, che sa abbracciare e scaldare. Da queste atmosfere si passa alle chitarre folk e bluegrass de Il Pan del Diavolo, con un’esibizione trionfante che termina col surfcrowding di Alessandro Alosi tra le prime file. Il duo siciliano carica il pubblico, ha energia da vendere e riserva una sorpresa per il finale: ospite d’eccezione al violino Nicola Manzan, polistrumentista del one-man-band-project Bologna Violenta, che ha collaborato all’ultimo disco del duo, Piombo, polvere e carbone.
Ed ecco che l’atmosfera è sempre più trepidante e l’intensità sale: arrivano le anime della Tempesta, i Tre Allegri Ragazzi Morti, che con un approccio assolutamente familiare ci regalano un bel sound check e dopo pochi minuti per indossare i costumi di scena sono pronti per l’esibizione. Impeccabile l’esecuzione, decisi e morbidi allo stesso tempo, come solo loro sanno fare, suonano sei brani di Nel giardino dei fantasmi, uscito proprio il giorno prima. Anche loro hanno avuto un ospite d’eccezione: Nikki di Radio Deejay li ha accompagnati alla chitarra su I Cacciatori, uno dei nuovi fantasmi. Il Rivolta si è poi donato anima e cuore con Il mondo prima, tra i brani in chiusura. La gente si muoveva a onde in un’esplosione di energia: non è un caso che siano loro l’anima della Tempesta (dopo cui niente sarà uguale…)!
Di nuovo all’Hangar, i Mellow Mood sono stati acclamati dal pubblico e sono stati una più che piacevole parentesi “mellow” prima del blast finale. Il loro originale reggae è stato una carica allegra e per certi versi romantica: anche loro si confermano ben piazzati tra gli artisti più promettenti dell’etichetta pordenonese. Come prevedibile, l’ultimo gruppo a suonare è il Teatro degli Orrori, recentemente premiato dal Mei per il miglior tour 2012. Il palco cambia interamente, il che ha richiesto diverso tempo. Nonostante la stanchezza che si poteva leggere sui volti dei tecnici, tutti hanno continuato infaticabili. Ed ecco che “la carrozza nera che va fortissimo” (cit.) arriva sul palco, ed è l’una e un quarto. Il Teatro si è fatto attendere come una sposa e appena la band si mostra, come in un’epifania, è il delirio totale. Carichissimi sia loro che il pubblico, quasi si vedono le good vibes che vanno dal palco al pubblico, dal pubblico al palco, e ognuno afferra quanto più può da questi attimi. Ed ecco la tempesta: le transenne si spostano in avanti e il pit si accorcia un po’. Dal punto di vista sonoro, rimangono fedeli al loro stile live, decisamente noise e profondamente diverso dalle versioni studio, che vengono stravolte. Così tanta energia che in poco Giulio rompe una corda. Ma non si nota poi tanto nel noise generale, e quando svelano il brano Rivolta, dedicato proprio al centro sociale, la gioia e l’emozione sono davvero forti.
Guarda la rocklabview alla Tempesta Gemella