La Tempesta al Rivolta @ Rivolta PVC (Marghera) – 08/12/2012

Facciamo fiorire la rivolta, questo l’augurio del secondo grande appuntamento invernale della Tempesta al CS Rivolta di Marghera, e questi i numeri dell’evento: nove concerti, quattro dj set e uno spettacolo teatrale distribuiti tra due sale, l’Hangar e il Nite Park. Una festa ambiziosa ed esplosiva è la cifra stilistica di quella che molti chiamano “etichetta”, che altri chiamano “collettivo d’artisti”, ma che, tecnicamente, non vanta neanche l’esistenza di un classico ufficio dedicato con scrivanie, lampade e archivi.

L’Hangar si scalda verso le 19 con gli Hardcore tamburo, progetto di Gian Maria Accusani integralmente dedicato alle percussioni, che parte come costola dei Sick Tamburo e si allarga a un collettivo di batteristi, ognuno dei quali percuote con mazze di ogni tipo un semplice bidone di metallo. Nel più puro stile hardcore, è qualcosa che va dritto alla sostanza, dal sapore a tratti tribale e animalesco, che sprigiona carica e adrenalina come in un rito ancestrale che alla fine ti svuota di tutto. Gli Hardcore Tamburo suonano quasi tutto il loro primo disco che uscirà a gennaio 2013 in free download e si intitolerà Kleiner Mann (forse un omaggio alla terra degli Einstürzende Neubauten, con i quali si possono individuare alcune affinità?). E dall’impetuosità delle percussioni si passa a qualcosa di infinitamente delicato e gentile: spogliatosi della veste di Moltheni, Umberto Maria Giardini e i nuovi musicisti che lo accompagnano accarezzano il pubblico con alcuni pezzi de La dieta dell’imperatrice, uscito lo scorso ottobre. Una lirica elegante, vibrante e profonda, che sa abbracciare e scaldare. Da queste atmosfere si passa alle chitarre folk e bluegrass de Il Pan del Diavolo, con un’esibizione trionfante che termina col surfcrowding di Alessandro Alosi tra le prime file. Il duo siciliano carica il pubblico, ha energia da vendere e riserva una sorpresa per il finale: ospite d’eccezione al violino Nicola Manzan, polistrumentista del one-man-band-project Bologna Violenta, che ha collaborato all’ultimo disco del duo, Piombo, polvere e carbone.

Ed ecco che l’atmosfera è sempre più trepidante e l’intensità sale: arrivano le anime della Tempesta, i Tre Allegri Ragazzi Morti, che con un approccio assolutamente familiare ci regalano un bel sound check e dopo pochi minuti per indossare i costumi di scena sono pronti per l’esibizione. Impeccabile l’esecuzione, decisi e morbidi allo stesso tempo, come solo loro sanno fare, suonano sei brani di Nel giardino dei fantasmi, uscito proprio il giorno prima. Anche loro hanno avuto un ospite d’eccezione: Nikki di Radio Deejay li ha accompagnati alla chitarra su I Cacciatori, uno dei nuovi fantasmi. Il Rivolta si è poi donato anima e cuore con Il mondo prima, tra i brani in chiusura. La gente si muoveva a onde in un’esplosione di energia: non è un caso che siano loro l’anima della Tempesta (dopo cui niente sarà uguale…)!

Poco prima, nella saletta Nite Park, debutta con il suo nuovo progetto solista Andrea Appino, chitarra e voce degli Zen Circus. Il Testamento uscirà a febbraio e vede ospiti Giulio e Franz del Teatro degli Orrori, proprio il giusto supporto per i brani poco tranquilli e molto arrabbiati dell’album. Segue poi una sorpresa tutta sudamericana: i Ninos du Brasil portano a Marghera un angolo coloratissimo di anima brasileira, con tanto di palloncini e ghirlande ad adornare lo stage. Si confermano promesse emergenti assieme ai milanesi Iori’s Eyes, che con un set notevole hanno creato atmosfere evanescenti in un esperimento che lega elettronica e trip-hop.

Di nuovo all’Hangar, i Mellow Mood sono stati acclamati dal pubblico e sono stati una più che piacevole parentesi “mellow” prima del blast finale. Il loro originale reggae è stato una carica allegra e per certi versi romantica: anche loro si confermano ben piazzati tra gli artisti più promettenti dell’etichetta pordenonese. Come prevedibile, l’ultimo gruppo a suonare è il Teatro degli Orrori, recentemente premiato dal Mei per il miglior tour 2012. Il palco cambia interamente, il che ha richiesto diverso tempo. Nonostante la stanchezza che si poteva leggere sui volti dei tecnici, tutti hanno continuato infaticabili. Ed ecco che “la carrozza nera che va fortissimo” (cit.) arriva sul palco, ed è l’una e un quarto. Il Teatro si è fatto attendere come una sposa e appena la band si mostra, come in un’epifania, è il delirio totale. Carichissimi sia loro che il pubblico, quasi si vedono le good vibes che vanno dal palco al pubblico, dal pubblico al palco, e ognuno afferra quanto più può da questi attimi. Ed ecco la tempesta: le transenne si spostano in avanti e il pit si accorcia un po’. Dal punto di vista sonoro, rimangono fedeli al loro stile live, decisamente noise e profondamente diverso dalle versioni studio, che vengono stravolte. Così tanta energia che in poco Giulio rompe una corda. Ma non si nota poi tanto nel noise generale, e quando svelano il brano Rivolta, dedicato proprio al centro sociale, la gioia e l’emozione sono davvero forti.

Un’esplosione enorme dunque per la Tempesta al Rivolta: la label si riconferma genuina, con a bordo del suo vascello artisti che lavorano in modo coraggioso e progettuale. L’imprinting musicale d’eccezione donato dal Great Complotto piu di trent’anni fa ad alcuni di loro (Davide Toffolo, Gian Maria Accusani…) continua a viaggiare alto, e a quello si aggiunge il sentimento di coralità che ha legato tutti gli artisti, prezioso due volte perché alcuni si sono conosciuti proprio tra le mura della venue (tra questi, Giulio “Ragno” Favero e Pierpaolo Capovilla nel 1996). Anche Pierpaolo abbandona le sue orazioni per esprimere la sua gratitudine verso l’etichetta e il centro sociale e non è certo cosa poco…

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