Balthazar – Rats

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I Balthazar vengono dal Belgio e dal 2004 hanno un obiettivo ben preciso: comporre la canzone pop perfetta. Ed è per questo che dopo aver esordito con Applause tornano con un disco senz’altro più raffinato del precedente, ma meno eclettico (di botte di vita in stile ‘This is a flirt’ non se ne parla, stavolta).

Una conoscenza smaliziata delle tecniche di produzione musicale, supportata dalla presenza di Noah Georgeson (già produttore di Strokes e Devendra Banhart), permette al quintetto di sfornare brani orecchiabili ma dalle mille sfaccettature. Il mood prevalente è comunque autunnale e malinconico, dotato di una sensualità inquieta derivante dalla contrapposizione tra i cori cimiteriali e la voce da “uomo che non deve chiedere mai” di Jinte Deprez.

Dicono di ispirarsi a Leonard Cohen e Serge Gainsbourg, ma nelle tracce di Rats si intuiscono anche i Noir Desire e, soprattutto in ‘Sinkin ship’, un po’ del Lou Reed più strascicato. Le soluzioni armoniche originali sono talvolta mortificate dal cantato troppo smiagolante, ma per lo meno i Balthazar sono facilmente distinguibili nel panorama musicale attuale. Oltre all’elegante singolo ‘The oldest of sisters’ (accompagnato da un altrettanto elegante video, come vuole la tradizione della band), nel disco spiccano la minacciosa ‘Do not claim them anymore’ e l’insolente ‘The joker’s son’, oltre a ‘Later’, che figurerebbe benissimo come colonna sonora di uno dei primi 007.Ma il tastierista Maarten Devoldere preferisce pensare Rats come la colonna sonora dei piccoli piaceri e dispiaceri di ogni giorno, di quel leggero spleen che si prova tornando a casa la sera dopo una festa.

Quindi, preparatevi ad ascoltare qualcosa di emotivamente debilitante, che chiunque eviterebbe se si trattasse della solita ciofega, ma i Balthazar sprizzano qualità da tutti i pori, e allora ne vale la pena.