Wire @Villa Ada (Roma) – 26/07/2017

Attitudine e visual

La consueta rassegna estiva, che si svolge nella splendida location di Villa Ada dal 4 luglio al 14 agosto, “Roma incontra il mondo”, può considerarsi l’unico evento veramente significativo dell’estate romana. Questo per più di una motivazione. In primis per la location davvero suggestiva ed accogliente, nei pressi del laghetto di Villa Ada, dove oltre al palco per le esibizioni dei vari gruppi in programma, sono presenti diversi punti di ristoro per mangiare e bere della buona birra. Ma soprattutto per la ricca programmazione di eventi che ha già visto esibirsi artisti del calibro di Ani DiFranco, One Dimensional Man, Suicidial Tendecies, Baustelle, Fast Animals & Slow Kids, Nada e molti altri ancora.

I Wire erano attesi con molta trepidazione. L’approccio che questi “vecchietti”mostrano per la musica, tra i pochi reduci del periodo Punk – il loro primo disco “Pink Flag” risale addirittura al 1977” – e precursori della New Wave inglese, fa tenerezza e al contempo incute rispetto. Mai banali, sempre freschi nelle loro proposte.

Dopo la prima stupenda fase degli anni 70 – 80, che ci ha regalato perle di incredibile bellezza come il sopracitato “Pink Flag” del 1977 – ma anche “Chairs Missing” del 78 e “An Ideal Copy” del 1987  –, e dopo le incertezze della seconda fase degli anni 90, i Wire sono ritornati alla grande nel 2003 con uno dei più bei dischi della loro stupenda produzione musicale; quel “Send” che in 11 brevi canzoni è stato capace di sbaragliare la concorrenza di genere. Da quel disco i nostri non sbaglieranno più un colpo, fino all’ultimo Silver/Lead, che, pur inferiore ai precedenti, sottolinea una vena compositiva ben lontana dall’esaurirsi.

Dal vivo poi sono incredibili. Il pubblico, diviso tra vecchi e giovani fan, si è ritrovato imbrigliato dalle atmosfere ondivaghe del gruppo a cavallo fra la rigidità marziale dei primi dischi ed il punk tout court.

Audio

Villa Ada possiede un audio generalmente buono, benché  il suono della chitarra del nuovo innesto, il giovane mancino Matthew Simms sia sembrato talvolta sottotono.

Setlist

In tutto 17 canzoni di cui ben 6 dall’ultimo disco. Una partenza in sordina che vede aumentare i giri con l’arrivo della superba versione di “Three Girl Rhumba”, capace di far letteralmente saltare la platea. Certo, va detto che i pezzi proposti dall’ultimo disco non hanno sempre riscosso il risultato sperato, eccezion fatta per “Play Harp For The Fishes”, (cantata dalla voce scura del bassista “Lewis”) che riporta alla mente l’approccio primigenio del gruppo: qui con un finale noise da brividi. La gente, si sa, vuole i pezzi storici.

Gli encore però si sono dimostrati una vera chicca. Parliamo di pezzi come “Boiling Boy”, ipnotica ed incalzante con le sue maestose sonorità Wave, della bellissima “Used To” – unico estratto da “Chairs Missing” –, ed un finale col botto. “Stealth Of A Stork” da “Change Became Us” riproposta in versione Hardcore quasi fosse una cover dei Black Flag.

Set List

1. Ahead
2. Diamonds In Cups
3. An Alibi
4. This Time
5. Three Girl Rhumba
6. Art Of Persistence
7. Brio
8. Underwater Experiences
9. Red Barked Trees
10. Small Black Reptile
11. Split Your Ends
12. Playing Harp for the Fishes
13. Short Elevated Period
14. Over Theirs

Encore:

15. Boling Boy
16. Used To
17. Stealth of a Stork

Conclusioni
Finché saranno in salute, i Wire non smetteranno di sorprenderci. Vedere una band attiva dal 1978 ancora in grado di proporsi con la stessa furia degli inizi è sicuramente da insegnamento per tutti quei gruppi che nascono e muoiono nel giro di brevissimo tempo.