Passare in rassegna l’arte, la musica e gli “artisti” naif che in quest’ulteriore e prezioso disco/progetto DRC Music di Damon Albarn rivolto all’Africa e agli Africani veri – dopo la bellissima contemporaneità del precedente starting di Mali Music 2002 – è come passare le aree di riferimento dell’indipendenza dell’Arc Music che, pur avendo un passo ed un metodo nella rielaborazione del traditional e relative incursioni moderne, nessun’altra alternative major è in grado di esprimere.
“Kinshasa one two” è la porzione del Continente Nero focalizzato dall’artista inglese e dall’amico Dan The Automator, il Congo ed i suoi musicisti di base, favorendone un intricatissimo ricamo sonante che si scambia ed interscambia con le stimolazioni moderne ed in cui – finalmente – si riconoscono le radici nere che hanno “colonizzato” il nostro terrestre bianco, fuori dell’omologazione e attaccate al timone verso rotte affascinanti; poco più di una settimana di sessions in uno studio di registrazione in Kinshasa e la magia si è palesata, quell’idea si è collegata con la bellezza degli intenti e con il senso di gratitudine non come passiva beneficenza lavatrice d’anime frettolose, ma sottoforma di collaborazione attiva e solidale tra fabbricanti di suoni ed ingegneri di note che mettono il loro “mestiere” al servizio dell’organizzazione no-profit Oxfam.
Damon Albarn, una ne fa, cento ne vince.