Dopo la separazione (temporanea o definitiva, chissà) dai Tunng, di cui era co-frontman, Sam Genders torna alla ribalta con il suo nuovo progetto Diagrams, per il quale ha deciso di avvalersi di una ricca schiera di collaboratori fissi: Danyal Dhondy come arraggiantore d’archi, Laura Hocking come vocalist di supporto, Hannah Peel ai cori e al trombone, Matt McKenzie come batterista e Tom Marsh, polistrumentista, più altri quattro turnisti per le esibizioni live.
Vi state già facendo un’idea di come potrebbe suonare questo disco? Bene, ora però aggiungo a sorpresa che il produttore del disco è Mark Brydon, ex membro dei Moloko. Se pensavate quindi che l’essenza dei Tunng fosse rimasta inalterata mi spiace, ma vi sbagliavate. L’impronta di fondo è chiaramente percettibile, tuttavia la produzione di Brydon da, come è lecito aspettarsi, un certo brio in più rispetto a quello mediamente presente nei Tunng. Il suo tocco è udibile soprattutto in un paio di pezzi un po’ più movimentati, vedi Tall buildings, Antelope e Black light, che ha l’unico difetto di sembrare la sua prosecuzione.
Tirando le somme: un lavoro ben riuscito, merito di un encomiabile sforzo di contaminazione rispetto allo stile del capobanda Sam Genders, che è riuscito a dar vita a un disco di pregevole fattura che sicuramente non soffrirà troppo di complessi di inferiorità con i suoi omologhi (stilisticamente parlando) contemporanei.