Entrando nell’arena concerti della fiera di Rho il colpo d’occhio è inquietante: sembra che tutti i nostalgici degli anni ’90 si siano dati convegno qui, sotto il piacevole sole dei primi di giugno a tributare onori ai propri anni dell’adolescenza. Magliette d’epoca e qualche capellone la cui chioma resiste imperterrita al passare delle mode e degli anni completano il quadro.
La scaletta dell’evento, mezzo festival e mezzo concerto, vede avvicendarsi sul palco Triggerfinger, The Gaslight Anthem, gli riuniti Afghan Whigs (con un Greg Dulli dimagrito e in gran spolvero), una performance al fulmicotone dei Refused, e infine, alle 21:30 i tanto attesi Soundgarden, che mancano in Italia da circa sedici anni. Concentriamoci sulla loro performance.
Setlist: tutto quello che coloro che erano lì sognavano di ascoltare. Praticamente un “best of” della band, che ha come punti cardinali Badmotorfinger e Superunknown, con qualche puntata in territorio Louder Than Love e qualche altro brano spaiato: Hunted Down, primo singolo della band del 1987 ricomparso sulla recente raccolta Telephantasm, e la mediocre Live to Rise, estratta dalla colonna sonora del film The Avengers.
Ma lo show è tutto un susseguirsi di vecchie conoscenze. Risentire tra le altre Gun, Fell on Black Days, My Wave, The Day I Tried To Live, Outshined, Rusty Cage, Jesus Christ Pose, 4th Of July ed una prolungata Slaves & Bulldozers non ha prezzo. Anzi ce l’ha, ed è alto, ma in fin dei conti non si esce insoddisfatti. Da segnalare una Black Hole Sun eseguita dalla band con le proverbiali “palle in mano”, ma alla fine li si può ben capire.
Pubblico: scegliete tra queste parole – attempato, nostalgico, devoto. Pochi i ragazzini, moltissimi i trentenni e all’occorrenza anche i quarantenni, com’è logico che sia. Non molto numerosa l’affluenza nel pomeriggio durante le performance dei gruppi di apertura, complice il lunedì lavorativo (lo stesso Greg Dulli dal palco esprime la sua perplessità sulla scelta del giorno, notando evidentemente un parterre non molto gremito per un festival). Il pubblico è decisamente rinfoltito e caldo quando salgono i Soundgarden. Non basta comunque a riempire la sterminata arena: il prezzo molto alto del biglietto ha sicuramente influito.
Conclusioni: Una reunion non motivata esclusivamente dal denaro, ma anche da percepibili motivazioni di sentimento e di pancia. L’effetto è di una band in forma, che ha voglia di suonare e di stare sul palco, ed è rassicurante. Qualche incertezza la si prova quando Chris Cornell annuncia il nuovo album ad ottobre. Si teme il peggio: se la colonna sonora di The Avengers è il buongiorno, allora sarà certamente una brutta giornata. Speriamo di essere smentiti da un disco che non rovini il ricordo di una band dalla discografia quasi impeccabile.
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Foto di Federico Tisa