Coxon, Graham – Happiness in Magazines

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Nuovo album per uno tra gli inglesi che più guarda all’indie americano. Ma c’è qualcosa che torna male, torna poco o non torna per niente.
A distanza di circa 10 anni Graham Coxon torna a lavorare con Stephen Street, un nome importante nel periodo d’oro del brit pop. Stephen Street è colui che stava dietro la produzione di Modern Life Is Rubbish e Parklife, gli album più rappresentativi dei blur e pietre miliari nella discografia inglese.
Che album c’era quindi da attendersi da un lunatico chitarrista che oscilla tra noise psichedelico e cantautorato folk che incontra un uomo dal tocco magico per le produzioni destinate alla classifica? Certo non questo album.
I 2, invece di compensarsi sembrano essersi smussati a vicenda, come se Coxon si sia piegato ai voleri di Street in alcune canzoni, e Street alle idee di Coxon in altre.
Delle prime fa ovviamente parte il singolo Freakin Out, divertente per i suoi 4 minuti scarsi ma con una bella chitarra ( e niente più), No Good Time, che seppur ha un bel piglio non resta dentro, Hopeless Friend, con i suoi coretti tipicamente Blur-iani ripetuti anche in Don’t be a stranger.
Mmmmm troppo poco…E la brutta copia di Coffe & Tv (Bitterswet Bundle of misery) non salva certo la situazione.
Dall’altro lato la siuazione non va certo meglio… Spectacular è già sentita in altri album dello stesso Coxon, People On Earth è potente ma davvero poco incisiva, Il blues di Girls Done Gone si salva grazie al riff (che, diciamolo, non è tutta sta novità di riff… è il classico che sempre piace)…
Ma tra queste indecisioni stilistiche/produttive sono nascoste alcune perle. Perle che sembrano come catturate al volo mentre i 2 si spremevano i cervelli a vicenda cercando di accontentarsi. Are You Ready è un pezzo alla doors (soprattutto nella batteria), Ribbons and leavers regala un fantastico giro di piano quasi radioheaddiano che si vota verso il pop romantico-suediano (una stay together targata Coxon) e su tutte trionfa All Over Me, unica vera magia del disco.

Il giudizio critico finale è quello che emerge da questo sezionamento del disco: 1/3 esce fuori, spicca e prende il volo, i restanti 2/3 galleggiano pigramente in uno scontato talvolta piacevole.