Anche se non sembra, l’Umbria è terra di grande tradizione musicale, e non solo per Umbria Jazz (ormai Umbria-non-jazz). Rockin’ Umbria è un festival ultradecennale, capostipite della marea di festival che ci sono al giorno d’oggi e che sempre di più tendono a somigliarsi. È stato all’avanguardia, Rockin’ Umbria. Oggi si difende dalla concorrenza e dalla crisi, ancora alla grande. Tra Perugia e Umbertide, una settimana di grandi spettacoli, dagli Afterhours a Patti Smith, da Marky Ramone a Nina Zilli, passando per Lo Stato Sociale. Abbiamo mancato solo il live di questi ultimi, per il resto ecco a voi il nostro racconto.
Non solo “girl power” però, anzi! Gli Afterhours hanno ribadito la loro solidità anche dal punto di vista scenico, un po’ meno Agnelli-dipendenti grazie agli show individuali di Iriondo e Dell’Era; un palco notevole (lo stesso di Patti Smith, “prestato” da Umbria Jazz) con un set luci di tutto rispetto, anche se non usato con troppa attenzione. E che dire infine di Marky Ramone e dei suoi Blitzkrieg ? Il grande capo sembra un reduce di un mondo perduto, si aggrappa alla sua tinta nera indelebile, e impassibile maltratta la batteria come si chiede ad un vero musicista punk: i suoi giovani e già consumati compagni di viaggio, però, non reggono il passo e rendono il tutto quasi caricaturale.
Setlist: Buone le scelte di tutti, con gli After alle prese con un difficile bilanciamento tra brani vecchi e nuovi (i nuovi ancora faticano un po’) e tutti a gestire tormentoni, brani storici e il resto del repertorio. Ad Umbertide la gente ancora urla “Hey! Oh! Let’s Go” ripensando ai Ramones con nostalgia.
Pubblico: Ho visto appassionati di rock degli anni 90 e nuovi fan per gli After, signori di 50 anni ballare di fronte a Patti e agli occhi strabuzzati del pubblico più giovane, pochi reduci dell’epoca punk sovrastati da ventenni scalmanati ignari di quel che avevano di fronte (dei Ramones sapevano solo Blitzrieg Pop) e gente in vestito da sera luccicante e tacco a spillo dondolare al ritmo di Nina Zilli.. Ne ho viste di tutti i colori, insomma.
Conclusioni: Bel festival, con picchi di qualità internazionale non molto usuali per la piccola Umbria, e per questo da valutare ancor più preziosi. Salti vertiginosi da un genere all’altro, ma come si dice “ce n’era per tutti i gusti”, e sicuramente nessuno sarà rimasto deluso, me compreso.