Intervista a Ataraxia: Evanescent Warriors and Wandering Clerics

  • Vi proponiamo una assai gradevole e interessante chiacchierata con Francesca Nicoli, voce di Ataraxia.

    Innanzitutto sarà bene cominciare con una domanda classica che avrai già sentito chissà quante volte: come presenteresti Ataraxia ai lettori di Rocklab?

  • Ci sentiamo musici viaggiatori e scopritori di mondi come accadeva nel lontano (vicino) medioevo, siamo una sorta di bottega artistica che tenta di concretizare il suo ‘sentire’ attraverso musica e performances sfaccettate. Prima siamo stati spinti a liberarci dal dolore e dagli incubi e poi abbiamo iniziato a godere della creazione. La nostra musica e’ spesso fatta di acqua e di pietra, nera e colorata, lunare e marina. Non siamo scesi a compromessi e come caleidoscopi in movimento abbiamo coninuato a creare figure sempre diverse con gli stessi pezzetti di vetro. Attraversiamo la porta del sogno e sperimentiamo illuminazioni, sentiamo l’ebbrezza di un primo viaggio in mongolfiera. A volte il sentore della morte ci paralizza e la musica si transforma in litania amara, superficie d’ossidiana.
  • Leggevo sulla presentazione che date di voi sul vostro sito che vi definite degli “esteti”, sia nell’arte che nella vita. Ci spiegheresti un po’ il vostro concetto di estetica, come riuscite a viverlo e come da esso traete ispirazione per i vostri lavori?
  • Siamo nati così, alla continua ricerca e inseguimento del bello, siamo avvolti da un languore e da un aurea particolare, riusciamo a perderci per lungo tempo nella contemplazione di luoghi, colori, suoni, immagini e parole . Non pensiamo sia contraddittorio credere che la bellezza possa essere tanto un’idea universale che una propensione individuale e l’armonia, la raffinatezza delle forme espressive, il senso unito alla forma, non scissi ma in profonda comunione, una cura profonda per i dettagli che divengono essenziali fanno parte del nostro modo di sentire. Una visione mistica e contemplativa dell’esistenza a volte con risvolti decadenti e grigio-neri, l’amore per le rovine, i luoghi abbandanati dall’uomo di cui si è riappropriata la natura, le civilta’ scomparse, le epoche che furono, il mondo dei sogni e del ‘possibile’…
  • Ho avuto modo di apprezzare praticamente tutta la vostra discografia, rimanendo semplicemente impressionato dall’immensa varietà di musiche e tradizioni a cui fate riferimento. Come riuscite a calarvi così bene in esse, a farle vostre?
  • Non lo so, a prescindere dai nostri variegati ascolti spesso diciamo che siamo canali, veicoli della ‘voce’ della musica perché tutto esce spontaneo, inatteso, a volte non ci rendiamo ben conto del modo in cui queste tessiture di suoni ed idee si combinano. Posso dirti che probabilmente il viaggio, la conoscenza di luoghi lontani e vicini ha influito molto sul nostro immaginario. Una sorta di universo alla Verne ha anche contribuito a dare una sfumatura ‘mitologica’ a questi viaggi.
  • L’impressione che ho avuto da quando vi ascolto è che sia praticamente impossibile tentare di “definire” Ataraxia, io stesso vi ho rinunciato nelle recensioni che vi ho dedicato. Ma penso che questo sia il vostro maggior punto di forza, il risultato di una piena libertà artistica che pochi hanno, sei d’accordo con questo?
  • Sono d’accordo, amiamo la musica, sia essa classica, medievale, barocca, contemporanea, sperimentale, dark-wave, ambient, il tango e il flamenco etc etc etc abbiamo fuso tutte queste influenze in un mosaico di note e ne è uscito questo ibrido. Si, è questo il nostro punto di forza insieme all’entusiasmo e alla passione che sentiamo.
  • Parliamo ora dell’ultimo “Saphir”, un album ispirato ai giardini e alla loro ricca simbologia. Ci vuoi dire qualcosa di più a riguardo, accennandoci qualcosa anche dei testi letterari da cui avete tratto ispirazione?
  • Non esiste al mondo alcuna civiltà che non abbia provato il bisogno di avere i suoi giardini. Il giardino è’ il luogo d’incontro fra la natura e l’artefatto umano, è la sintesi tra il rapposto che si è instaurato tra l’uomo e madre natura. Il giardino è alla base di tutte le leggende ed i miti circa l’origine dell’uomo ed e’ uno spazio simbolico che ci permette di varcare i dati del reale per arrivare al mito, alla magia ed in seguito all’idea del bello. Viviamo in un’epoca in cui solo ciò che è funzionale e redditizio ha un valore, il giardino allora diviene la chiave ed il mezzo per riappropiarci del nostro passato e del nostro presente, del gusto per il bello e la vita in contrasto con l’alienzione a cui siamo progressivamente spinti. Passioni, ricordi, poesia sono riversati ed ispirati dall’idea o dall’immagine di un giardino visto o anche solo immaginato, in questo modo possiamo credere di avere un futuro che non sia intossiccato dall’abitudine cinerea alla vita di tutti i giorni. Anche attraverso la musica possiamo penetrare le misteriose forze che governano un giardino. Il testo che ci ha maggiormente ispirato è “L’art du jardin” di Grimal, uno studio estetico, filosofico e storico sulla storia dei giardini dall’epoca babilonese ai giorni nostri. Un libro scritto da uno studioso ed esteta appassionato.
  • “Saphir” in italiano sarebbe “zaffiro”, correggimi se sbaglio vista la mia scarsa dimestichezza col francese. Come mai avete dato il nome di una gemma preziosa nota per il colore della sua varietà principale, il blu, a un album ispirato a un mondo multicolore fatto principalmente di piante e fiori? C’è qualche corrispondenza simbolica fra pianta e pietra?
  • Fiore, pietra, vento, acqua e cielo. Gli antichi Persiani pensavano che la terra forse un grande zaffiro e per questo l’atmosfera ed i cieli erano tinti di blu. Lo zaffiro, blu intenso e luminoso, è il colore di molti fiori e decorazioni in pietra che adornavano i giardini d’oriente. Saphir è un nome esotico che ricorda la brezza, una sorta di brezza serale che ci ispira, porta a noi i semi della crezione e zaffiro è anche la pietra preziosa, un cuore di vetro nascosto nella terra. I quattro elementi si fondono in questo nome.
  • Esiste qualche giardino in particolare che ha fatto da fonte di ispirazione? Pensate magari di potervi esibire in uno di questi?
  • In tutta sincerita’ credo sia difficile poterci esibire in uno di quei giardini (alcuni visti, vissuti, ricordati altri sognati, immaginati) essendo luoghi dove la musica rimane quella delle foglie, della brezza, dell’acqua delle fontane. I giardini che ci hanno ispirato sono quelli arabi in particolare per il primo ed il terzo brano, giardini in cui l’architettura si sposava ad una vegetazione prorompente e dove non mancava mai una fontana, il suono cristallino dell’acqua. Siamo anche stati ispirati dalla filosofia dei giardini zen in cui il minimalismo, la dura pietra e ancora una volta l’acqua hanno la funzione di aiutare la nostra meditazione. I parchi parigini (come la Bagatelle, il parc Monceau, Il parc Citroen, Butte Chamont) sono presenti nelle parole e nei suoni e anche alcuni giardini inglesi creati intorno a rovine, giardini che sembrano lande selvatiche, anfratti magici ed antichi. Anche un cimitero-giardino in Normandia, un cimitero di guerra, ha ispirato il brano “The Gentle Sleep”.
  • Sempre restando in tema di luoghi d’arte in cui vi siete esibiti: ho letto che avete fatto concerti in chiese, castelli, boschi… c’è qualche luogo che vi sta particolarmente a cuore? E ce n’è anche qualcuno in cui vi sognate di potervi esibire un giorno?
  • Ci piacerebbe esibirci in un chiostro Portoghese, siamo stati numerose volte in Portogallo ma non abbiamo mai suonato in un chiostro. La pietra, il silenzio, la carica mistica, la pace che si respirano sono uniche.
  • I vostri album sono ricchi di citazioni storico-letterarie: pensate che la vostra musica possa, voglia essere da stimolo per i vostri ascoltatori per riscoprire queste opere, per fare un salto indietro nel tempo?
  • Non solamente indietro, ma quello che dici è vero. L’arte dovrebbe ispirare altra arte, ricerca, conoscenza, approfondimento. Per questo Saffo, Anacreonte, Alceo, Virginia Woolf, Sylvia Plath, Alejandra Pijzarnik, Leroux, Mallarme. Apollinaire, Mara Paltrinieri, Madame Blavatsky, Platone, i trovatori, etc artisti e poeti di tutte le epoche, luoghi geografici, più o meno conosciuti, contemporanei o del passato convivono in un calidoscopio di note nella speranza che dalle note passino alle mani di lettori e appassionati.
  • Anche le componenti puramente visuali svolgono un ruolo importantissimo per voi. Le foto di Livio Bedeschi sui vostri album sono sempre magnifiche, e ho potuto constatare nei reportage dei vostri concerti – non ho ancora avto occasione di vedervi dal vivo purtroppo – che avete sempre gran cura per vesti, colori, luci e recitazione. Come elaborate ogni volta le vostre scenografie? Ci pensate già durante la realizzazione di ogni brano?
  • E’ vero, abbiamo avuto la fortuna e l’audacia di cominciare il nostro percorso musicale circondati da artisti di ogni sorta, fotografi, sarte che ci hanno aiutato nella realizzazione di alcuni abiti da scena, scultori, poeti ed altro. Inoltre vogliamo ricordare Lorenzo che ci ha seguito per numerosi anni con le sue performances mimiche e le sue danze. Solitamente quando iniziamo a lavorare ad un concept album contemporaneamente prepariamo lo spettacolo dal vivo corredandolo delle giuste scenografie, eventuali letture e tutto cio’ che riteniamo interessante sviluppare. Ognuno porta i suoi suggerimenti e poi realizziamo materialmente il tutto adattandolo agli spazi che ci ospiteranno. Per “Saphir” abbiamo tentato di ricreare una sorta di piccolo angolo incantato, una sorta di riparo o nicchia circondata da veli, cuscini e tende preziose color zaffiro. Un angolo d’oriente antico illuminato da numerose candele. Una sorta di ambientazione alla “mille e una notte”.
  • Altra domanda classica: com’è il vostro rapporto col pubblico? Riuscite sempre ad entrare in sintonia con esso nei vostri concerti?
  • Sì succede spesso, il rapporto col pubblico è speciale perché chi viene a vederci è cosciente che non si tratta d’un concerto puro e semplice ma di una sorta di rito che fonde diverse forme d’espressione quali la musica, il teatro, la lettura e spesso anche un lavoro accurato di scenografie (come le sculture su rame di Angelo Zanella). Chi viene di solito si lascia avvolgere dalle prime note e scivola progressivamente in queste dimensioni oniriche, dall’arcano mondo di Atlantide, alle danze trobadoriche, dal misticismo dell’oriente al mistero di giardini simbolici, dai sotterreani dell’Opera a passaggiate crepuscolari in cimeteri ricchi di statue e di storia, dai chiostri Portoghesi alla Parigi fin de siecle, dal mondo delle acque e degli oceani alle leggende raccontate dagli arazzi fiamminghi del rinascimento. Un profondo scambio emotivo è essenziale perché la nostra musica possa fluire ed aprire le porte di altri mondi.
  • Spulciando nella vostra ampia discografia ho visto che avete realizzato alcuni video VHS, difficilmente reperibili. C’è la possibilità che durante i vostri prossimi concerti ne realizziate uno nuovo, magari sfruttando quell’ottimo mezzo che è il DVD?
  • Effettivamente abbiamo avuto una proposta da un paese Europeo in merito ad un DVD per il 2005 ma è prematuro parlarne ora perché abbiamo numerosi progetti in via di realizzazione e dobbiamo portare a termine ognuno di questi. In particolare un doppio CD live (con noi ed un altro gruppo italiano Autunna et sa rose) registrato un anno or sono in acustico in una chiesa del veneto. Questo album conterrà dodici canzoni di ATARAXIA e un brano video in fomato DVD. I brani (tranne uno inedito) fanno parte del nostro repertorio dal 1994 ad oggi e sono stati eseguiti ( ed arrangiati) per strumenti acustici quali il pianoforte, la chitarra classica, il clarinetto, il flauto traverso e naturalmente la voce. Inoltre Vittorio, il nostro chitarrista, sta lavorando alla realizzazione di “A day of warm rain in heaven” il suo primo lavoro solista a cui ho collaborato prestando la mia voce ad alcuni brani. Last but not least, stiamo lavorando ad un libro biografico. Un giornalista musicale sta curando tutti gli scritti, le interviste, la discografia e il tutto verrà corredato da 50 fotografie della band e di luoghi che hanno ispirato le nostre musiche scattate da Livio Bedeschi e da un CD con sette brani, quattro esclusivi e tre già editi riregistrati con arrangiamenti molto diversi.
  • Per ora sul vostro sito vi sono solo avete due date estive in programma, pensate di aggiungerne delle altre a breve?
  • Oltre alla data a Osio Sotto – tra Bergamo e Milano – al Parco dell’Itala, il 5 di Giugno, saremo a Bologna nello spazio Pacinotti il 9 di Luglio con uno spettacolo di musica e letture e siamo in trattativa per il Carpe Noctem di Novellara ( RE) a fine Giugno. Abbiamo avuto proposte per Settembre e Ottobre in Spagna, Chile, Argentina e Messico. Speriamo tutto ciò possa realizzarsi.
  • Ok, la raffica di domande è finita. Sperando di non averti annoiata troppo ti ringrazio e saluto per il tempo dedicatoci.
  • Grazie a te, è stato un piacere.