Dark Sanctuary – Les Mémoires Blessées

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Un altro atteso ritorno nella scena gothic-sinfonica, quello dei francesi Dark Sanctuary, che ancora una volta non deludono le aspettative migliorandosi ancora e giungendo a livelli di assoluta eccellenza.
Con una line-up stabilizzata a sei membri, i nostri continuano a proporci le loro melodie classicheggianti dando alle stampe un album dalle atmosfere delicate e soffuse, in netto contrasto con quelle dei conterranei Elend cui vengono da sempre paragonati. In parte deve essere merito della nuova cantante Dame Pandora, il cui stile vocale è molto più soft e adatto a trasmettere malinconica dolcezza rispetto alla pur brava Marquise Ermia, che fondò l’act con l’ancora presente Arkdae (che come sempre si occupa di chitarra e tastiere).
“Les Mémoires Blessées” è il quarto albun album dei nostri. Al solito, la durata è ampia, 73 minuti circa, ma le orchestrazioni sono tanto perfette ed armoniose che non si corre certo il rischio di annoiarsi: un’ottima mossa he agevola la maggior fruibilità è stata inoltre la messa a disposizione dei testi tradotti in inglese assieme agli originali francesi, in modo da consentire anche a chi non conosce la lingua d’oltralpe di godersi gli ottimi testi.
Fra sacro e profano, le atmosfere dell’album sono tratteggiate, oltre che dalla brava Pandora, dall’ottimo gioco di synths ad opera di Arkdae e Hylgaryss a ricreare piano e organo, nei quali si incrociano i delicati violini di Eliane e Marguerite, mentre Sombre Cyr al basso e percussioni interviene nei momenti in cui è richiesto maggiore pathos.
Un ensemble che funziona alla perfezione dando vita a orchestrazioni perfette, dal tonop prevalentemente notturno ma pure allo stesso tempo assai cangianti: dalla soave “La Clameur du Silence” con la sua ricercata delicatezza all’eterea, mistica “Prèsence” coi suoi rintocchi di campane in lontananza, o ancora le due parti di “L’Adieu à l’Enfant” col primo momento sinfonico e il secondo deliziosamente acustico.
Insomma, è chiaro che ce n’è davvero per tutti gli appassionati di questo genere, che in questa quarta opera dei Dark Sanctuary troveranno tutto quello che ci si può aspettare da un album gothic sinfonico realizzato al meglio delle possibilità. I momenti in cui vengono inserite chitarre acustiche sono indubbiamente un particolare pregio nell’economia del sound del gruppo francese, una scelta che permette di arricchire di ritmo e rendere ancora più emozionante la loro musica, come nella pomposa “Laissez moi Mourir” o nella sussurrata “Puisses tu…”.
La conclusione, con il maestoso organo campionato di “Perdition” e il quasi impercettibile piano della strumentale title-track che sfuma nella pioggia, è qualcosa di unico, a conferma della perfezione di un album a cui tutti gli amanti di queste sonorità faranno bene a tributare gli onori. Per chi volesse anche quel tocco di classe in più a livello estetico, l’album è disponibile anche in una meravigliosa limited edition digipak in formato a5, a prezzo normale.