Be At Pains / Seduced By A Kiss – LoudBlast Split Project – Quattro

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Che botta ragazzi! Il quarto volume dello Split Project dell’etichetta italiana (con sedi anche negli Stati Uniti d’America e Gran Bretagna) Loudblast, datato 2001, presenta due interessanti band nostrane, Be At Pains e Seduced By A Kiss, capaci di coniugare con intelligenza rabbia e violenza senza rinunciare ad originali soluzioni di arrangiamento. Questo split di 37 minuti viene aperto dai Be At Pains, un gruppo che ci va giù davvero pesante: il loro è un numetal aggressivo e devastante arricchito da particolari aperture melodiche. Le band a cui si potrebbero accostare sono i Soulfly per via del cantato di derivazione hardcore, i Fear Factory per l’uso netto, pulito e ossessivo del doppio pedale e, anche se un po’ alla lontana, i Deftones per l’uso della melodia vocale a cui accennavamo prima. La voglia di uscire dai canoni del metal tradizionale e di suonare qualcosa di estremo e diverso viene fuori chiaramente da tutti e cinque i brani proposti dai Be At Pains. Il compito di aprire il lavoro è affidato al riff d’assalto di “Everyday Blood”, traccia-sintesi di ciò che questo gruppo ha da offrire. Di impatto ancora maggiore sono “Human Gods” con le sue ritmiche spezzate e “Slave To Yourself” dove il doppio pedale la fa da padrone. Le furiose “Crawl Down” e “Death’s Call” concludono questo lavoro ben suonato (il batterista Luke è una macchina) e prodotto ancora meglio. Non c’è neanche il tempo di tirare il fiato che i Seduced By A Kiss, band formatasi nel 2000 da elementi provenienti dai Full Effect, Clown falls Down ed Infamia, attaccano con il loro primo pezzo “The (W)hole” ed è pura follia. Quello proposto dai SBAK è un hardcore contorto, marcio e contaminato dal noise che alterna esplosioni di pazzia e violenza a intermezzi più lucidi e tranquilli. Il loro sound così originale si accompagna ad arrangiamenti coraggiosi e spregiudicati: ascoltare brani come “It Was A 96”, “Nevermind My Face” e “0/0” per credere. Insomma, ancora un buon disco messo sul mercato da un’etichetta, la Loudblast, di cui l’underground italiano deve andar fiero.