Mooney, John – Dealing With the Devil

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Ma chi lo dice che per suonare alla grande il delta blues bisogna per forza essere neri, poveri e possibilmente menomati? Qualcuno lo dice ma si sbaglia di grosso. Basta ascoltare uno qualsiasi dei dischi di John Mooney per rendersene conto. Il nostro è un bianco con un look da bikers:pizzetto, tatuaggi e ultimamente testa rasata. Ma sa suonare il blues come ben pochi sanno fare. Certo ha avuto la grande fortuna di avere come maestri l’immenso Son House prima e professor Longhair dopo, ma ci ha messo anche tanto del suo. Nato nel 1955 in un paesino del New Jersey, John inizia ben presto a dedicarsi alla chitarra; l’incontro con Son House è al chiave di volta della sua vita, il nostro capisce che il blues sarà suo compagno per sempre e inizia ad esibirsi a fianco del maestro. Da House Mooney apprende la grande abilità di usare alla stesso tempo un fraseggio sporco ma melodico che poi si arricchirà dei forti tratti sincopati del blues di New Orleans, il resto lo fa la sua voce forte e penetrante.. Dal 1979 anno del suo esordio discografico John non ha pubblicato moltissimi dischi; in totale sono 10 compresi i live , ma tutti di una qualità davvero sorprendente. Questo “Dealing with the Devil” del 1997 è un disco dal vivo che ci da l’opportunità di apprezzare a pieno tutta la maestria chitarristica e vocale di Mooney, ricordando che il nostro si esibisce in solitudine accompagnato solo dalla sua chitarra elettricae saltuariamente da percussioni come una sorta di one man band. Ascoltate la splendida “Broken Mold” con la quale il nostro sa trascinare in modo irretibile il pubblico in sala. John non ha certo paura di confrontarsi con i maestri del passato e così passa in rassegna uno dopo l’altro tutti i più grandi autori del delta blues. C’è Sleepy John Estes di cui il nostro rifà “New Someday Baby” in modo magistrale con quel suo tono leggermente nasale che si adatta perfettamente alla sua musica. Poi troviamo il super standard “Baby Please Don’t Go”, brani del suo grande maestro Son House come “Grinning in Your Face” riproposta come se fosse un hollering ,straordinaria rilettura con tutto il pubblico che batte le mani mentre John con il solo uso della voce sa regalare emozioni enormi. Il nostro si permette anche di rileggere Robert Johnson e la sua strepitosa “Traveling Riverside Blues”, inutile dire che ne esce a testa alta con la slide che graffia dovere. Strepitosa anche la sua ” U Told Me” canzone manifesto dello stile del nostro allo stesso tempo moderno e radicato nella tradizione grazie ad un sapiente uso della chitarra elettrica lievemente distorta. Tutta la sua maestria strumentale la si apprezza a pieno in “Junco Partner” caratterizzata da un ritmo sostenuto e da un sapiente uso dei bassi. Il blues è l’unico genere musicale che non consoce distinzioni razziali, basta avere tanto cuore e passione per poterlo suonare, qualsiasi sia il colore della pelle. John Mooney neè un fulgido esempio, grandissimo delta blues suonato da un bianco in modo davvero irresistibile. John è certmanet uno dei più grandi interpreti della tradizione blues degli ultimi 20 anni.