Man Man – Rabbit habits

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L’uscita di questo terzogenito dei Man Man richiama per molti aspetti l’esordio di un altro complesso (britannico, quello) di solo pochi anni orsono: nel frattempo molti di voi avranno giustamente provveduto a dimenticare i The Coral, abbandonandoli alle miserie del loro presente radiofonico, ma soltanto nel duemiladue sorprendevano con un debutto eponimo che proprio con questo “Rabbit habits” e con il collettivo che lo firma trova molti tratti d’unione: entrambi i “complessi” ( così li chiamavano nei favolosi ‘60 ! ) si danno alla rincorsa delle marimbas e dei rullanti in fuga, entrambi sono dediti con passione alla smarrita arte del Cambio di Tempo. Ancora, tutti e due sembrano follemente innamorati di quei Sessanta che ben presto sarebbero diventati Settanta, di quel beat che stava per complicare le cose e riscoprirsi Prog, ed entrambi amano palesare spesso e volentieri la loro passione per il rock umorale dei Mothers Of Invention.

Rispetto ai colleghi del Regno unito, però, i Man Man vantano fin d’ora una minore propensione alle patinature discografiche e suggono direttamente dagli illustri compagni di etichetta (Claypool, Waits…) le rare doti della ruvidità e della schizofrenia: si vocifera, anzi, che quelli degli statunitensi siano live tutti sudore, muscoli & sangue…qualcosa, insomma, che giustifichi quell’ “umano troppo umano” che il loro strano nominativo doppio sembrerebbe voler parafrasare. Ma, per restare sul territorio caro ai Nietzschiani, è noto che un altro aforisma del filosofo tedesco voleva che ogni battutaumoristica coincidesse con la “morte di un’emozione”, Ed è forse questa la sola colpa che si possa imputare a “Rabbit habits”: la pignoleria per l’alambicco ben piazzato, il gusto sardonico per la forma dello “scherzo”, la meticolosa attenzione a rendere onore alla memoria dello zio Frank rischiano di coprire del tutto l’apporto emotivo dei brani e spesso fanno risultare il gioco un po’ troppo cerebrale. Se le marce pseudobalcaniche delle ultime “Poor Jackie” e “Whalebones” non mentono, presto avrò il piacere di smentirmi e potremo accogliere fra i nostri ascolti un gruppo di artisti che sa coniugare l’intelligenza formale all’emozione; altrimenti aspettateli al varco della prima frequenza radio, intenti ad intonarvi la “In the Morning” di turno nell’ennesima versione riscaldata.