Low Jack – Garifuna Variations

Acquista: Voto: (da 1 a 5)

Tutto risale alla primavera scorsa. Samuel Aubert sta organizzando il festival Parigino ‘Siestes Électroniques‘ ed è in cerca di stimoli culturali, forse sfide. Il catalogo Etnomusicologico del ‘Musée du Quai Branlyè ricchissimo: Samuel pensa ad un live museale, con la precisa intenzione di rileggerne il catalogo in chiave moderna e contatta Low Jack. Artista Francese di origini Honduregne, il nostro, sobbalza sulla sedia appena conclusa la telefonata, dato che per lui si tratterebbe della ricerca stimolante delle proprie radici –  venne adottato all’età di 4 mesi, quindi allo scuro del valore culturale della propria terra natia -. Cominciò dunque un periodo di studio e documentazione culminato al capezzale di una cultura meticcia, ibridazione fra nativi del posto e schiavi sopravvissuti alle correnti Caraibiche: i Garifuna. La loro era una musica ‘rituale’ presa in prestito dall’Africa Centrale, un crogiolo di danze funebri e cerimonie sciamaniche, contemplazione alla dipartita dai toni gioiosi. Low Jack entra in questo repertorio tribale con l’accetta, scolpendo e sommergendo d’effetti un caleidoscopio di musiche festose dal significato trascendente, oscuro.  In questo contesto risulta esaustiva l’opener ‘Punta‘ che significa appunto ‘Festa’, narrando di un marinaio e la sua zattera in balia delle impetuose onde oceaniche, sicuro della sconfitta. Confrontando la briosa esposizione ‘Garifuna’ con la versione apocalittica qui proposta, ci si accorge di quanto i campioni originali vengano devastati in favore di masse elettroniche d’atomica deflagrazione, lasciandone intatto pensiero. Un tribalismo musicale che vede collimare i propri contenuti con l’effetto mortifero che solo certi ritmi dell’industria moderna riescono a riprodurre – Abaimahani -.
Un rantolo tropicale nell’aiuola di una zona industriale.
Capolavoro.

[schema type=”review” name=”Low Jack – Garifuna Variations” author=”Alessandro Rossi” user_review=”5″ min_review=”1″ max_review=”5″ ]