Recensioni

Vince Staples – Big Fish Theory

Vince Staples – Big Fish Theory

Viene in mente una cosa dopo i pesci, il rap visto dai bianchi e i cambiamenti vissuti da dentro. Viene in mente la famosa storiella che Wallace raccontò quella volta ad Harvard. Quella del pesce anziano che incontra i due pesci giovani e chiede loro come è l’acqua. I due pesciolini, comprensibilmente, si guardano e si domandano cosa cazzo sia l’acqua.

King Woman – Created In The Image Of Suffering

King Woman – Created In The Image Of Suffering

I King Woman escono dallo status underground, e se ne vanno alla Flenser Records. In “Created in the Image of Suffering” i King Woman rinunciano al loro passato ethereal per produrre un disco doom-stoner con pesanti distorsioni e chitarre piene di fuzz. Kristina si muove agile sui suoi registri vocali, anche se modulare quelle note su una base così dura la obbliga ad adottare una metrica decisamente differente. È come se si percepisse l’intento di trasportare in una dimensione più easy-listening l’intero songwriting.

Fleet Foxes – Crack-Up

Fleet Foxes – Crack-Up

Ad ogni ascolto Crack – Up si arricchisce di elementi nuovi. Emergono in primo piano ogni volta strumenti e passaggi differenti, creando una musica in costante mutamento, a seconda del punto di vista che si vuole adottare: meditativa, estatica, razionale o immaginaria. Lasciandosi trasportare dal flusso sonoro dei Fleet Foxes si rimane intrappolati in un viaggio psichedelico contornato dall’afa estiva, che regala visioni mistiche e «il suono di un uomo che contempla una sconfitta che si è messo alle spalle».

Ride – Weather Diaries

Ride – Weather Diaries

Paladini dello “Shoegaze” insieme a gruppi come My Bloody Valentine, Telescopes, Lush – per la cronaca, il termine “Shoegaze”” è stato coniato dalla rivista NME proprio in una recensione di un concerto dei Ride, descrivendone così l’atteggiamento distaccato, mai con lo sguardo rivolto al pubblico ma sempre sui propri piedi –, i Ride con “Weather Diaries” tornano alla grande.

Ani DiFranco – Binary

Ani DiFranco – Binary

Anche in questo “Binary” Ani DiFranco riesce a suscitare emozioni nascoste, quelle più semplici che solitamente teniamo chiuse dentro l’armadio. Riesce ad aprire le ante del nostro animo con uno stile diverso ma con la solita eleganza. La sua storia ci dice come da sempre sia considerata icona del femminismo musicale e da questo ultimo lavoro la sua reputazione ne esce rafforzata. In una visione gattopardesca della sua carriera potremmo dire: “ben venga se tutto cambia per rimanere com’è”.

Alt-J – Relaxer

Alt-J – Relaxer

Il disco, per quanto sinora possa rivelare qualcosa di affascinante e sbalorditivo attraverso queste premesse, prende un po’ le distanze dalla ricerca grafica e culturale. An Awesome Wave del 2012 è irripetibile, vero; ed è anche vero che l’accesso all’elettronica e la sua legittimazione come base dell’attuale scenario musicale comporti una maggiore difficoltà nel ritrovare l’originalità.

Perc – Bitter Music

Perc – Bitter Music

“Bitter Music” assemblò le prime note negli Eve Studios di Manchester, un laboratorio per la raccolta e il ripristino di apparecchiature de defunto “BBC Radiophonic Workshop”. Durante queste sedute presero vita le sperimentazioni elettro-acustiche che sorreggono l’intera opera. La post-produzione nella sede di North London ha concesso un valore aggiunto al “Perc Style” avvalendosi di pianoforti, flauti e collaborazioni vocali tra cui quella con Gazelle Twins.

Andrea Laszlo De Simone – Uomo Donna

Andrea Laszlo De Simone – Uomo Donna

Chi è Laszlo De Simone? Me lo sono chiesto anche io. L’ultima volta che mi sono chiesta chi era qualcuno è stato quando ho visto suonare Iacopo Incani a un festival di musica dove ero andata per vedere i Verdena. Poi DIE è stato il mio disco di quella estate. Vi piacerà, non vi piacerà, non importa. Resta il fatto che è un disco che si impone all’attenzione perché si distingue nettamente da tutta la nuova produzione italiana indipendente degli ultimi mesi, prendendone volutamente le distanze, con un’operazione anacronistica, che più che nostalgica sembra di sfida e di ricerca.

Roseluxx – Feritoia

Roseluxx – Feritoia

Il nuovo “Feritoia”, invece, si esprime attraverso composizioni capaci di spostarsi in più direzioni. Alla base, troviamo un lavoro incessante sul linguaggio, in cui il comparto testi gioca un ruolo fondamentale nella riuscita finale. Di questo se ne occupa Claudio Moneta, smarcandosi dall’ispirazione univoca e lasciandosi guidare dalle situazioni. Si tratta spesso di visioni intimiste, capaci di giocare con i luoghi fisici – come anche in passato: Roma, il centro commerciale etc etc – per giungere più velocemente ad un’analisi completa della società in cui viviamo.

White Hills – Stop Mute Defeat

White Hills – Stop Mute Defeat

I White Hills si smarcano dunque dalla costruzione musicale basata sull’apporto chitarristico, esibendosi in una denuncia, neanche troppo velata, nei confronti delle potenze economico/politiche. Continua il sodalizio con una Thrill Jockey Records sempre più innamorata della band, alla quale vengono perdonati agilmente tutti i cambi sul tema (compositivo): e come potrebbe essere altrimenti? I White Hills sono ormai una certezza di genere.

Senzabenza – Pop From Hell

Senzabenza – Pop From Hell

Attivi fin dal lontano 1992 i “Senzabenza”, gruppo storico del “Flower-Punk” italiano, non sbagliano un colpo. Dopo ben 15 anni di astinenza – a parte un 7 pollici uscito nel 2015 intitolato “Expecially for You”, l’ultimo “Uppers” risale al 2002 –, i nostri tornano con un disco carico di energia.

Michael Gira – Drainland

Michael Gira – Drainland

Cercare una via d’uscita alla fine di un tunnel claustrofobico; scacciare le insidie più profonde e oscure della vita: è questo in sostanza il sentimento che pervade, a partire dall’artwork, Drainland, l’esordio solista di Michael Gira datato 1995 e da poco ristampato e rimasterizzato da Doug Henderson a Berlino, via Young God Records/Mute, assieme a The Great Annihilator degli Swans.

Nick Hakim – Green Twins

Nick Hakim – Green Twins

Polistrumentista onnivoro e anima nera con la casa irradiata dalla migliore tradizione latina, Nick ha forgiato i suoi gusti passando anche per l’Hip hop. La sua musica rimanda a tante scene Black vecchie e nuove. Rimanda a D’Angelo, per dirne uno, e al Soul chitarristico di Shuggie Otis o alla perfezione inaspettata dell’ultimo Childish Gambino. L’itinerario di Green Twins parte con l’allucinato tema onirico che ha ispirato la title track: un sogno con due bambini fatti di gelatina verde.