Ministri – Fuori
se il carburante all’altezza del “quarto” lavoro comincia a scarseggiare, viene da chiedersi se la verve incendiaria dei primi lavori non fosse altro che un fuoco di paglia.
se il carburante all’altezza del “quarto” lavoro comincia a scarseggiare, viene da chiedersi se la verve incendiaria dei primi lavori non fosse altro che un fuoco di paglia.
Meno hit e più verità
Un album che è una caramella di quelle moderne, in cui la freschezza sta comunque sempre sotto uno strato di qualcosa, l’effetto balsamico non è l’involucro ma il cuore della faccenda. Una caramella che abbiamo ritrovato nella tasca di quella vecchia giacca che avevamo dimenticato di avere e abbiamo messo subito in bocca sperando non fosse naftalina.
L’impressione complessiva, nonostante qualche picco gradevolissimo, è che i No Age siano indecisi sulla strada da imprimere alla loro creatura
Il problema del minimalismo pop mischiato all’elettronico prodotto in Italia è che, nella nostra epoca di produzioni caserecce o poco più, una produzione minimale italiana raramente riesce ad assurgere ai livelli di una qualità sonora decente e convincente, come farebbe in terra straniera
mentre i ritornelli killer abbondano e i ritmi si susseguono, potreste sentir crescere una terribile irritazione. Oppure una certa voglia di ballare nella vostra cameretta.
Perchè se sicuramente la ricetta è antica, sono le materie prime e i dettagli a fare la differenza, e quest’album è pieno zeppo di cacao e ciliegine di prima scelta, nascoste in punti strategici.
Fidatevi: stereo appalla, finestrini abbassati, testa scapoccciante, chiome al vento e mano a cornina. Non ve ne pentirete.
L’insieme scorre dosando punteggiature e astrazioni in modo forse non del tutto incisivo, forse non scontato ma decisamente poco stimolante
freschezza sorprendente degna di appassionati sbarbatelli alle prime armi, senza, però, le ingenuità tipiche di una carriera acerba
In realtà le idee in questo nuovo non sono moltissime, e son rese in modo un po’ piatto, preferendo come humus la psichedelia invecchiata peggio
A volte è bello che le storie finiscano in questo modo, con la migliore sigla di chiusura possibile.
Tra il comeback istituzionale e il ritorno alle radici, i Massimo Volume scelgono la terza via: un disco-confessione, un ritratto allo specchio.
Insomma il segreto è che un materiale così eterogeneo, citato con disinvoltura e senza timore reverenziale, potrebbe risultare pretenzioso e supponente, è invece frutto di una irresistibile impertinenza
Quando esce un nuovo album degli Ex ce lo si rigira tra le mani come un ordigno pronto ad esplodere da un momento all’altro: e invece…