Recensioni

Jumping The Shark – Amami

Jumping The Shark – Amami

Amami è un album complesso, maturo, musicalmente diverso dalla “solita” concezione di power duo. I Jumping The Shark hanno trovato la giusta dimensione dove entrambi mostrano al meglio le proprie potenzialità. Se anche nei live troveranno questo equilibrio, il 2017 potrebbe essere un grande anno per loro.

Gomma – Toska

Gomma – Toska

I Gomma ambiscono a tanto con questo esordio, magari inutilmente, vedremo. Le strutture dei brani nella seconda parte mostrano la corda. Servirà in futuro un po’ di lavoro per rendere più esaltante, più deflagrante, meno prevedibile la formula. Comunque potente.

Cloud Nothings – Life Without Sound

Cloud Nothings – Life Without Sound

Sembra di essere incastrati all’interno di recinzioni fin troppo strette. Con gli ultimi tre dischi i Cloud Nothings si sono definiti e ri-definiti. Concedendosi solo qualche passeggiata in quel luogo ameno che in realtà sembrerebbe essere il vestito che meglio indossano. Probabilmente sono pronti per realizzare il disco giusto, ma nel momento in cui rilasciano singoli come Modern Act dimostrano una certa precauzione nell’essere hardcore (o post tali) che risulta stucchevole anche al più intimo dei fan. Life Without Sound speriamo rappresenti l’intersezione di due insiemi, il secondo dei quali abbiamo appena cominciato a esplorare.

SOHN – Rennen

SOHN – Rennen

La voce stessa possiede in questo “Rennen” una posizione particolarmente importante, centrale e prioritaria: “Di fronte alla macchina fotografica”, per usare le parole dell’autore; pur essendo effettivamente parte integrante della creazione musicale, ne determina spesso l’andamento, fungendo da guida. Rennen (dal tedesco “correre”) è il risultato di un curioso artigianato musicale dove vulnerabilità, emotività e istinto incontrano l’elettronica dando origine ad un piacevole connubio.

Black Veils – Dealing With Demons

Black Veils – Dealing With Demons

Basti pensare all’ottima opener “The Persistence Of Memory”, così pregna di chitarre nineties (Sonic Youth) e dinamiche del Murphy solista, al servizio di melodia e giri di basso massicciamente oscuri. Passando per la disillusa ed Interpol-addicted “Nothing Is Pure”, ed i richiami allo Smith(Robert)/New Order pensiero di “The Ghost Inside” e “Reptile” – in cui i tratti melodici prendono il sopravvento. “Prinsengracht” lascia emergere tutto l’amore dei nostri per l’imprescindibile Morrissey, anche solista. Mentre sul finale s’insinuano certe dinamiche cha à la Sisters Of Mercy sapientemente calmierate dal cantato melodico si Samsa. Un lavoro che gli amanti del genere non possono perdere.

Lele Battista – Mi Do Mi Medio Mi Mento

Lele Battista – Mi Do Mi Medio Mi Mento

Il terzo lavoro solista di questo milanese classe ’75, a sei anni da “Nuove Esperienze sul Vuoto” (con Mescal/Universal), è un cassetto ben sistemato, ma col doppiofondo. Una confezione chirurgica, gonfia di nodi nevrotici. Nella copertina del disco, Lele Battista ci appare come un Peter Murphy alle prese col rifacimento di un’altra copertina, quella di “Angels & Ghosts” di Dave Gahan & Soulsavers.

AZZURRA – Where Are We Going EP

AZZURRA – Where Are We Going EP

Quattro pezzi in cui convergono le influenze di AZZURRA – dai Massive Attack a Fiona Apple –, in favore di un comparto testi votato alla cruda narrazione dei nostri tempi. Non vuole attendere Azzurra, non se la sente di giocare con l’instabilità – lavorativa ed emotiva, e spesso le due cose coincidono – (“I Cannot Wait”). Vuole poter scegliere, avere il pieno controllo della propria vita (“Ride”), sicura che le paure degli inizi verranno lautamente ripagate dal profumo della libertà di scelta – in questo senso, quale città migliore di Berlino? – (“Another Day”). Fino all’incontro definitivo con il mondo, ed il duro lavoro controcorrente nell’ottica di mantenere salda la propria essenza all’interno di un crogiolo di culture.

Whores – Gold

Whores – Gold

Un bidone della spazzatura come artwork, ed un pensiero à la Théodule-Armand Ribot per analizzare la scomparsa ci certa poesia vitale dall’animo umano. La voce martellante di Cristian Lembach, potente e atrofizzata dall’urlo di condanna, declama verità più taglienti di un bisturi. Riflesso vocale che si incastra e rimbalza in una sessione ritmica incessante, con Donnie Adkinson (batteria) quasi a dirigere le urla e le corde di Casey Maxwell (basso) verso il disastro. Un Power trio che si è minato il cervello ascoltando incessantemente band del calibro di Unsane, Melvins e Jesus Lizard, restituendoci un Frankenstein sonoro di sicuro impatto.

Tiger! Shit! Tiger! Tiger! – Corners

Tiger! Shit! Tiger! Tiger! – Corners

Un perfetto connubio fra Rock e modernità: da una parte la splendida rielaborazione di un passato glorioso, dall’altra l’utilizzo della tecnologia per promuoverlo. Perché se la band è ormai resident all’SXSW, e al CMJ (New York), se le Slits li adorano, se “The Architects of Despair” (da “Be Yr Own Shit”) è finita nella colonna sonora di “Hated” (Lee Madsen, 2012), e “Whispers” di una nuova serie in arrivo per la BBC, fidatevi non è un caso. Un’esperienza da mandare a memoria per buona parte delle nostre formazioni, ed un disco, quest’ultimo, capace di monopolizzare i vostri dispositivi almeno fino all’arrivo della bella stagione.

Human Colonies – Big Domino Vortex

Human Colonies – Big Domino Vortex

Dalla doppietta d’ingresso Sirio/Big Domino Vortex – deliziosamente calligrafica nei confronti di certe dinamiche à la My Bloody Valentine (ultime cose), ma mai deprecabile –, passando attraverso il malinconico intermezzo “post” (Hardcore) di “Vesuvius”, si arriva belli corroborati ad un nucleo compositivo dalle radici totalmente immerse in quella palude di suoni distorti che videro come protagonisti gli alfieri del Noise.

Austra – Future Politics

Austra – Future Politics

Stilettate dal taglio profondo che causano ferite sgocciolanti – sul tappeto elettronico. “The future belongs to those who prepare for it today” diceva Malcom X, e il progetto Austra vuole partire da subito. Economia rinnovabile e Grimes, possibili soluzioni ad un destino apocalittico in salsa Massive Attack ed una storia d’amore. Quella con Alice Wilder – la compagna di Katie al momento della registrazione, e tecnico del suono in sede live. Un legame strettissimo che permise alla nostra di esprimere in maniera molto più profonda il concetto alla base del nuovo album, restituendoci con gli interessi un’artista di tutto rispetto, che forse dopo un esordio importante, ed una gavetta sul campo – fatta anche di concerti non sempre all’altezza, ma è così che si fa –, cercava nuovi stimoli per fare il salto successivo. Brava Katie.

Japandroids – “Near to the Wild Heart of Life”

Japandroids – “Near to the Wild Heart of Life”

“Near to the Wild Heart of Life” segna un cambiamento ma non troppo, è la metafora dei trentenni, giovani ma maturi. Volendo essere seriosi e vecchi si potrebbe riassumere in una sola espressione: divertirsi con moderazione. Un’ottima colonna sonora per chi si alza al mattino dopo l’ultimo “hangover” promettendo di non bere più, per chi decide di essere se stesso senza eccessi di gioventù, di fare l’adulto.
In realtà, come sempre accade, mentiamo a noi stessi, la sbronza è sempre dietro l’angolo e l’impressione è che i Japandroids lo sappiano bene.

Joan Of Arc – He’s Got The Whole This Land is Your Land in His Hands

Joan Of Arc – He’s Got The Whole This Land is Your Land in His Hands

Così, ecco il ritorno di fiamma per l’elettronica, qui utilizzata con parsimonia in modo da esaltare le qualità compositive del gruppo. I Joan Of Arc di “He’s Got The Whole This Land is Your Land in His Hands” ci ricordano – se ce ne fosse bisogno – di come fin dagli anni novanta siano stati seminali per le nuove band di genere. Su tutte segnaliamo: “Cha Cha Cha Chakra”, “Never Wintersbone you” e la finale “Ta Ta Terrorsdrome” – che suona come un mantra sognante. Insomma, davvero un buon album. Avanti su questa strada.

Baustelle – L’Amore e la Violenza

Baustelle – L’Amore e la Violenza

“Tu non sai che peso ha questa musica leggera”, così canta(va) Gianni Morandi nella sua hit “Uno su mille” del 1985. Pezzo che segnò il suo ritorno sulle scene in pompa magna. Però, se stiamo qui, è per parlare di ben altro ritorno. Quello dei Baustelle da Montepulciano.

AFI – The Blood Album

AFI – The Blood Album

Insomma, il nuovo “The Blood Album” ci è stato presentato come un ritorno all’oscurità passata ed introdotto da una serie di teaser criptici che neanche Lynch. Il risultato però, sebbene presenti qualche linea di basso rubacchiata qua e là dalla sterminata discografia Dark-Wave degli eighties, rimane mediocre. Non tanto per l’esecuzione in sé, quanto per la riproposizione ormai stantia di un modus operandi che sembra puntare perennemente verso certa pulizia radiofonica made in U.S.A. L’Emo di ultima generazione non va più di moda, ed i ragazzini di oggi se si tagliano le vene lo fanno in diretta streaming, su facebook.