Recensioni

Labradors – The Great Maybe

Labradors – The Great Maybe

È confortante che i Labradors siano riusciti a regalarci un bel disco fuori dal nostro tempo, dove possiamo immergerci, e godere di tutti quei suoni che hanno segnato una generazione e in cui siamo stati tutti dentro fino al collo, volenti o nolenti. “The Great yes no Maybe” merita più di un ascolto: fa l’effetto giusto, paga il suo debito alle muse ispiratrici mentre riporta in vita un genere che, chi lo adorava, lo adorava per davvero e continua a cercarlo nel mare magnum dell’indie.

Discharge – End Of Days

Discharge – End Of Days

Un lavoro, quest’ultimo, profondamente diverso dal precedente “Disensitise”, e capace di riportare a galla l’immediatezza scarna degli albori senza dimenticare quel D-beat ormai marchio di fabbrica. Contattati dalla Nuclear Blast immediatamente dopo il rilascio del video autoprodotto di “New World Order”, la storica band inglese formata nel 1977 da due fratelli gemelli, ‘Bones’ e ‘Tezz’ Roberts ha potuto così rilanciarsi nel panorama musicale di genere.

Pet Shop Boys – Super

Pet Shop Boys – Super

“Super” non è voglia di farsi ancora notare – i Pet Shop Boys non ne hanno proprio bisogno – , ma rappresenta la volontà di innovazione e di influenza che ancora riescono ad esercitare all’interno della cultura pop, senza scendere a compromessi drastici e mantenendo una loro dignità morale ed artistica.

Hollow Leg –  Crown

Hollow Leg – Crown

Un album dai tratti filologici dunque che, pur inseguendo i classici stilemi Sludge, riesce comunque a ben delineare il lato più sporco delle visioni tradizionali di genere all’interno di un vortice reazionario fatto di sabbia e calore. Crown è roccia corrosa dal suono. È Set, il demone/serpente che domina il Mondo – e concept dell’intero album –, strisciando fra possessione e schiavitù, sulle maglie del suono.

Deadsmoke – S/t

Deadsmoke – S/t

Un suono profondo e sporco che nella sua pesantezza lascia intravedere tutte quelle influenze che i nostri giostrano magistralmente come una band consumata. Nel tempo, relativamente breve di 30 minuti, i Deadsmoke condensano un prodotto che possiede il doppio del peso atomico dell’uranio.

Mogwai – Atomic

Mogwai – Atomic

Costruito interamente su filmati di repertorio, e concentrandosi tanto sulla meraviglia scientifica della fusione nucleare quanto sull’ apocalittico pericolo della Guerra Fredda, il documentario si rivela così essere un fertile catalizzatore per i post-rockers di Glasgow, che mescolano la trazione d’assalto del rock all’azione meditativa della drone-music, dando vita a una apocalittica tensione musicale da incubo post-moderno.

Muschio – Zeda

Muschio – Zeda

l nuovo Zeda mantiene la barra dritta in merito ad una ricerca che si svolge prevalentemente in veste strumentale, ma che risulta capace di edificare melodie nell’intento di far entrare l’ascoltatore all’interno di questo microcosmo.

Nevermen – 
S/t

Nevermen – 
S/t

Incalzante, apparentemente facile ma ricco di virgole e punteggiature. Dettagli che, paradossalmente, sono e divengono la chiave di lettura di un album non fondamentale ma sicuramente godibile. Dove il gioco di richiami al passato pattoniano (ma non solo) porta l’ascoltatore (NON ignaro) a doversi alzare più volte dalla poltrona dove è comodamente seduto per rimettere il disco dall’inizio. 
Qualsiasi cosa Mike Patton abbia voluto dire con questo side-project è cosa buona e giusta. Noi lasciamoglielo pure dire.

The Coathangers – Nosebleed Weekend

The Coathangers – Nosebleed Weekend

Gli amanti del genere sicuramente apprezzeranno la grinta delle tre ragazze, i brani tirati e i testi aggressivi; sapranno cosa ascoltare durante le tiepidi giornate primaverili. A chi si troverà ad affrontare questo genere senza “precauzioni” alcune cose potrebbero risultare troppo ripetitive e semplicistiche, ma questo è il bello.